Castellabate

Campania

Castellabate, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, non è solo uno dei “Borghi più belli d’Italia” ma ha conquistato anche il titolo di Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Sicuramente il paese deve molta della sua notorietà al film “Benvenuti al Sud”, che ha dato una grande spinta al turismo.

Il borgo ha una forte architettura medievale, al cui interno si intrecciano scalinate, cortili, terrazzi e slarghi panoramici. La superficie del borgo è circoscritta da due dei palazzi nobiliari più belli: Villa Matarazzo e Villa Principe di Belmonte. La prima, edificata nell’Ottocento come residenza estiva del Conte Matarazzo, è interamente immersa nel verde e nei campi che un tempo ospitavano  un esteso vigneto. Villa Principe di Belmonte, invece, nacque inizialmente come un casino di caccia, poi con l’unione di diversi edifici esistenti divenne una residenza nobiliare. 

A dominare il borgo si trova il Castello, fondato nel XII secolo dall’abate Costabile per proteggere la città dagli attacchi dei Saraceni. Attualmente della struttura sono rimaste integre le mura esterne con le quattro torri angolari e all’interno è possibile scorgere i resti di qualche magazzino, forni e abitazioni.

Vicino al Castello si trova la Basilica di Santa Maria Giulia, a tre navate, con campanile e una maestosa facciata cinquecentesca. Meritevole anche la Chiesa del Rosario, edificata nel XVI secolo a navata unica, posizionata proprio di fronte la Basilica. 

Di grande rilevanza turistica per il borgo sono le spiagge, Bandiere Blu da molti anni, in cui si alternano sabbia dorata, mare cristallino, calette naturali e grotte marine. Tra le più note ricordiamo la Spiaggia del Pozzillo, Marina Piccola, Punta dell’Inferno, Spiaggia della Grotta e Punta Licosa; quest’ultima fa parte delle 11 spiagge più belle d’Italia secondo Legambiente.

Impossibile terminare il giro senza vede il Porticciolo di Santa Maria, voluto dall’abate Simeone nel XII secolo. Il Porticciolo è stato protagonista dei film “Cavalli si nasce” di Sergio Staino e “Noi credevamo” di Mario Martone.

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