Università di Trento, approvato primo bilancio di genere

Tassi di occupazione svantaggiosi ma incremento di docenti donne

(ANSA) - TRENTO, 22 APR - Approvato il primo 'Bilancio di genere' dell'Università di Trento. Il documento verrà presentato il 26 maggio durante l'evento pubblico "B come bilancio, G come genere. L'esperienza dell'Università di Trento" al quale parteciperà la ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti.
    "Riteniamo - afferma il rettore Flavio Deflorian - che questo strumento rappresenti un'opportunità rilevante per consolidare il lavoro condotto fino ad ora e per aumentarne l'efficacia, perché si dedica una specifica attenzione ai processi di programmazione e rendicontazione, oltre che di comunicazione.
    Siamo consapevoli e anche orgogliosi del lavoro fatto fino a qui, ma sappiamo altrettanto bene che molto resta ancora da fare".
    Il testo accoglie i principali dati relativi alle tre componenti della comunità universitaria (popolazione studentesca, personale docente e ricercatore e personale tecnico amministrativo) e presenta le azioni che negli ultimi due anni l'Università di Trento ha posto in essere in tema di pari opportunità di genere e di contrasto ad ogni forma di discriminazione.
    Non tutte le voci a bilanci - osserva il documento - possono dirsi pienamente soddisfacenti. I tassi di occupazione mostrano ad esempio ancora un certo svantaggio per le donne, così come trova conferma il fenomeno della segregazione orizzontale del personale tecnico-amministrativo, con le donne che si concentrano in alcune aree, come quella socio-sanitaria, le biblioteche, o il comparto amministrativo; mentre gli uomini sono in maggioranza nelle aree tecnico-scientifiche, di elaborazione dati, nei servizi generali e nella dirigenza amministrativa. Va evidenziato, per contro, un progressivo incremento della presenza di docenti ordinarie dell'Università di Trento negli ultimi anni: dall'11,7% del 2015 al 17,2% del 2019, da 20 ordinarie (su un totale di 175 docenti di prima Fascia) a 35 (su 199) nell'anno accademico considerato. "Una crescita che può essere salutata positivamente, nonostante la presenza femminile in questa specifica fascia risulti ancora esigua e al di sotto della media nazionale (pari al 25,3%)".
    (ANSA).
   

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