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Strage del Mottarone, solo Eitan ha diritto a dimenticare

Un anno fa l'incidente che causò 14 morti. Lunedì giorno ricordo

di Francesca Brunati e Igor Greganti MILANO

A un anno di distanza è impossibile cancellare quella tragedia. In una domenica calda, col cielo sereno e il Covid che finalmente arretra, verso le 12.30 la notizia choc rimbalza sui media di tutto il mondo. A Stresa, nota per essere stata un tempo meta di villeggiatura d'élite, affacciata sulla sponda piemontese del Lago Maggiore davanti alle isole Borromee, la cabina numero 3 della funivia che dal lido porta alla vetta del Mottarone si trasforma in una bara: a pochi metri dall'ultima stazione il cavo trainante a cui è appesa si spezza e dopo essere scarrucolata indietro ad alta velocita va a sbattere contro un pilone e precipita in un bosco.

Muoiono in 14, si salva solo un bimbo, diventato suo malgrado il simbolo di questa sciagura.

Lunedì prossimo sarà il giorno della commemorazione. Ci sarà una cerimonia in forma privata con la posa, nel luogo dove è avvenuto lo schianto, di una stele con incisi i nomi delle vittime e in latino la frase "a perenne ricordo". Poi, una messa aperta a tutti nel piazzale di arrivo della funivia. Difficile da dimenticare per tutti, anche per il Procuratore della Repubblica. "Chiunque sia stato in cima al Mottarone quel giorno - sono le parole del Procuratore di Verbania Olimpia Bossi - porterà sempre con sé un profondo senso di pietà per coloro che hanno perso la vita in un modo così terribile e così ingiustificato". Il magistrato, tra i primi ad arrivare sul luogo dell'incidente per disporre il sequestro dell'impianto sul quale si stanno chiudendo gli accertamenti tecnici per chiarire le cause, racconta all'ANSA: "Se chiudo gli occhi rivedo ancora quello scenario di dolore immenso reso ancora più lacerante dal magnifico panorama naturale", che faceva da sfondo. "Dobbiamo a tutte queste persone e alle loro famiglie - aggiunge - la ricerca senza preconcetti delle cause di questa tragedia. E' quanto stiamo facendo senza sosta".

Le indagini, oltre al cavo spezzato, cosa rarissima per una funivia, hanno fin da subito portato ad accendere un faro sui freni di emergenza della cabina: nei mesi precedenti, ancor prima della riapertura dell'impianto rimasto fermo per via della pandemia, avevano manifestato qualche problema. Negli atti dell'inchiesta spunta quindi la parola "forchettone" e la scoperta che era stato attivato in modo da disinnescare il sistema frenante. Tre giorni dopo finiscono in carcere, in base a un fermo dei pm, Luigi Nerini, titolare della società che gestisce la funivia, Enrico Perocchio, il direttore di esercizio e dipendente di Leitner, società incaricata della manutenzione, e Gabriele Tadini il caposervizio, il quale ammette che era stato deciso, anche in accordo con i suoi superiori, di inserire i forchettoni. Per tutti e tre il gip non convalida il fermo, scarcera i primi due e pone agli arresti domiciliari Tadini, decisione che sta interessando Cassazione e Tribunale del Riesame di Torino.

Nell'inchiesta, che vede un cambio di gip in corso d'opera e pure procedimenti davanti al Csm, sale il numero degli indagati fino a 14, tra cui la stessa Leitner e i suoi vertici, e gli accertamenti si focalizzano su fune tranciata e forchettoni. Per reati che vanno dall'attentato alla sicurezza dei trasporti fino alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro aggravata dal disastro, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose gravissime e solo per Tadini pure il falso. Su tutti gli elementi, tra cui la ricostruzione attraverso la 'scatola nera' (una scheda informatica), le riprese delle telecamere di sorveglianza e l'analisi della cosiddetta "testa fusa", si esprimeranno i periti del giudice. L'incidente probatorio, a cui stanno prendendo parte i consulenti dei pm e delle difese, si sta avviando alla conclusione.

Al momento, fermo restando il malaugurato inserimento del forchettone, è stato appurato che il cavo si è tranciato a valle della testa fusa, proprio sotto un manicotto, mai aperto per i controlli. Le due perizie, una affidata ad ingegneri meccanici e l'altra a esperti informatici, dovranno essere depositate entro la fine di giugno per poi essere illustrate in aula il 15 luglio. Il loro esito consentirà al procuratore Bossi e al pm Laura Correra di trarre le conclusioni con eventuali 'ritocchi' al registro degli indagati e di stringere il cerchio attorno a chi davvero è responsabile di questa tragedia, alla quale è sopravvissuto solo il piccolo Eitan. L'unico che ha il diritto di dimenticare per superare il dolore non di certo alleviato dalle famiglie materne e paterne (i genitori sono morti) che se lo sono conteso, fino ad arrivare a un rapimento da parte del nonno materno, per portarlo in Israele, e a una battaglia giudiziaria.

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