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Dalla ricerca al business, il nuovo volto delle Università

A convegno CoDau Padova si è parlato di Pnrr, ricerca e business

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Le risorse economiche ci sono, ma mancano alcune competenze, strutture e un sistema che permetta all'Università di diventare competitiva a livello europeo.

È un quadro in divenire quello emerso all'Orto Botanico di Padova, nel corso del 19/o Convegno annuale nazionale del CoDau, il Convegno dei direttori generali delle amministrazioni universitarie pubbliche, private e telematiche. All'appuntamento ha partecipato il ministro dell'Università e della ricerca, Maria Cristina Messa, che ha sottolineato l'importanza delle riforme e degli investimenti portati a termine fino ad oggi con il Pnrr, dalla "mobilità di docenti tra atenei e enti di ricerca, e quindi tra pubblico e privato" alla "didattica", fino alle "basi per rivedere il sistema di classificazione del sapere, dando agli atenei più autonomia".

A fronte di quanto fatto, sono due, per il ministro, le riforme che mancano all'appello: "quella che permetta di rendere la possibilità di spesa meno vincolata e la revisione delle modalità di reclutamento, e quindi dei concorsi universitari". Facendo il punto della situazione, il ministro ha sottolineato che quello attuale "è un momento molto importante per il mondo accademico italiano, perché siamo riusciti, in quest'anno e mezzo, a distribuire risorse per 11 miliardi di euro del Pnrr, che vedono le università protagoniste. Diventano un po' il centro di una serie di collaborazioni che sono necessarie per passare dalla ricerca al business, che è il tema principale, e per fare in modo che questo ricada, poi, sui giovani".

In ambito universitario, le riforme legate alle risorse del Pnrr sono arrivate in maniera rapida, anche sotto traccia, "ma implementate in un sistema di regole precedenti che non si è modificato", ha spiegato Alberto Scuttari, presidente del CoDau, che ha spiegato come la trasformazione in essere sia "una sfida, ma siamo solo al 'kick off', al punto di partenza". Per Scuttari è importante che in questo quadro "il sistema universitario abbia compreso che per essere vincente deve avere una struttura organizzativa e manageriale forte, che crede nello scopo e nel business. Fare ricerca significa misurarsi con processi che non sono standard, e servono flessibilità, capacità di risposta, e regole amministrative che abbiamo".

Un salto di qualità, dunque, che deve necessariamente passare attraverso un rafforzamento delle squadre di vertice. "I dirigenti delle università italiane sono 500, e non sono tanti - ha affermato - . Se vogliamo avere università che competono con quelle europee, dobbiamo far crescere questa capacità e questi numeri". Non si tratta, in ogni caso, solo di un problema quantitativo. "Uno degli obblighi che abbiamo, - ha rilevato Scuttari - è quello di saper trovare un sistema efficace per riuscire a reclutare le competenze che non abbiamo e mantenere salde quelle di cui già disponiamo. È una missione impegnativa, perché ci sono tante regole e abbiamo una carenza, tra le altre, di commissari di concorso". L'università del futuro deve avere la capacità di trasformare la ricerca in prodotto, ed è per questo "che tutte le misure economiche del Pnrr sono state sempre analizzate insieme al mondo del lavoro, alle istituzioni pubbliche e alle imprese", ha dichiarato il presidente della Crui, Ferruccio Resta. "Tutti sono stati coinvolti nel processo, abbiamo fatto il nostro dovere nel collegare le imprese del territorio nazionale con Ministero, università e enti di ricerca".

In collaborazione con:
Codau

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