Politica

La notte della fiducia, ma sulla giustizia c'è tensione

Conte rassicura: 'Andrà tutto ok'. Voto M5s sullo statuto

 E' in corso la seduta della Camera, presieduta da Roberto Fico, chiamata a due voti di fiducia sulla riforma della giustizia. All'indomani dell'occupazione dei banchi del governo da parte di alcuni deputati dell'Alternativa c'è in protesta contro lo strumento della fiducia, questa sera in Aula sono schierati diversi commessi per assicurare un ordinato svolgimento dei lavori. Presente anche la ministra della Giustizia Marta Cartabia.

 

Fiducia ad alta tensione M5S ma Conte rassicura Cartabia
(di Michele Esposito) - Potrebbero essere solo interni al Movimento 5 Stelle gli strascichi della fiducia notturna con cui la Camera dà di fatto il via libera alla riforma del processo penale. La maggioranza, nonostante il voto si tenga a tarda notte, non corre infatti alcun pericolo. E' il Movimento 5 Stelle che potrebbe uscirne un po' ammaccato visto che, nonostante l'intesa di giovedì scorso abbia soddisfatto Giuseppe Conte e i vertici, il testo Cartabia continua a non convincere tutti. Eppure dopo l'intervento - netto e a tratti molto duro - nell'assemblea dei gruppi di domenica, l'ex premier sembra aver arginato il dissenso.

"La riforma non mi piace ma voterò la fiducia", è un po' il mantra che unisce i "duri e puri" che, solo poche ore prima, avevano disertato il voto sulle pregiudiziali in Aula. Del resto il leader in pectore è stato chiaro: si discute, ci si confronta ma poi serve una sintesi a cui tutti gli eletti devono attenersi. La compattezza del gruppo parlamentare, per Conte, è un elemento fondamentale da cui partire, anche per le prossime battaglie Il "reddito di cittadinanza - spiega a La Stampa -non si tocca". L'ex premier cerca di fare chiarezza chiedendo, allo stesso Movimento, più trasparenza e "meno veline". Rcordando ai "detrattori silenti" che la sua leadership non è eterna . Sul tema della giustizia Conte ritiene di aver fatto il possibile per migliorare la riforma Cartabia. Votare "no" alla fiducia in Aula sarebbe non solo un attacco al governo ma anche allo stesso leader. E potrebbe tradursi in un chiamarsi fuori dal nuovo corso. Ma i "no", sottolineano diverse fonti di parlamentari, non ci dovrebbero essere. Al massimo, qualche astensione. Mentre sul voto finale sul ddl, qualche assenza in più potrebbe registrarsi. "Io c'ero e ho votato a favore della riforma", spiega Giulia Sarti, tra i pasdaran anti-Cartabia. "Sono contrario alla riforma ma voterò alla fiducia", gli fa eco Alessandro Melicchio, che ha votato a favore delle pregiudiziali al testo, finendo nel mirino dei vertici. E a Bologna, dove si reca per commemorare la Strage del 1980, Conte rassicura di persona il ministro della Giustizia.

"Andrà tutto bene", sottolinea a Cartabia, con cui si intrattiene in un breve colloquio davanti alla chiesa di San Benedetto. "Andiamo avanti così", replica soddisfatta la Guardasigilli. Poco prima Conte ai cronisti sottolinea concetti simili: " Arriviamo a questo voto con la coscienza pulita e il M5S sarà compatto sul sì", sono le parole dell'ex premier, alle prese, proprio in queste ore con il voto degli iscritti sul nuovo Statuto. La consultazione si tiene su SkyVote e terminerà domani alle 22. Da un punto di vista tecnico, spiegano i vertici, la piattaforma è perfettamente funzionante. Nel merito, a Conte serve la maggioranza degli aventi diritti al voto più uno per evitare il secondo turno il 5-6 agosto. Sfida ardua, sebbene sia resa più praticabile dall'esclusione, dalla votazione, dei cosiddetti iscritti "dormienti", ovvero di coloro che, nei 15 mesi precedenti al 4 giugno scorso, non hanno mai effettuato un login alla vecchia piattaforma, ovvero a Rousseau. In teoria, quindi, a Conte basterebbero poco più di 50mila sì per incassare il nuovo Statuto al primo turno. E per il nuovo corso sarebbe certamente un segnale positivo. Alle ore 12.30, spiegava in mattinata Vito Crimi, oltre 12mila iscritti avevano votato. Dato che, rispetto alle precedenti votazioni, è incoraggiante per Conte. In tanti tra i big, da Stefano Buffagni a Paola Taverna fino a Lucia Azzolina, hanno già annunciato il loro sì. Ma la partenza di Conte non sarà in discesa. C'è chi, ancora, teme un Movimento troppo verticistico. "La democrazia diretta è un pilastro fondamentale di tutto il Movimento. Anzi, in futuro dovremo lavorare di più e meglio per rafforzarla", osserva Danilo Toninelli che ieri, in congiunta, aveva avallato l'opportunità di far votare anche il testo Cartabia sulla Rete.

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