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Johnson a Macron: "Sbagliato trattare ora con Putin"

'Possibile invertire la guerra'. Michel: daremo più armi a Kiev

I simboli contano e certamente non è un caso se, mentre i leader del G7 s'incontrano nelle idilliache alpi bavaresi, a Kiev piovono missili come mai da settimane a questa parte.

Il messaggio è chiaro: Severodonetsk è caduta, il Donbass resta in bilico, la Russia non ha intenzione di mollare la preda e la guerra sarà lunga.

L'Occidente ha voglia - o anche è solo in grado - di correre la maratona? Perché Putin, al momento, sembra essersi attrezzato in questo senso. Il G7 allora serve come sessione di terapia. Boris Johnson usa il bilaterale con Emmanuel Macron per spronare i compagni. "C'è ancora la possibilità d'invertire la rotta in Ucraina" dice al presidente francese. Banalmente: vincere la guerra.

Il conflitto, infatti, ormai non è più locale. I vertici europei lo ripetono di continuo, sia la presidente della Commissione Ursula von der Leyen che il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. Le ramificazioni ormai sono globali, dall'incremento dei prezzi dell'energia a quelli del cibo o delle materie prime - con drammatici effetti sull'inflazione.

L'assalto di Mosca, al di là degli sproloqui sulla denazificazione e le nostalgie imperiali nell'estero vicino, punta a disarticolare l'ordine mondiale post guerra fredda - a trazione americana, naturalmente - e a rimescolare le carte. La Cina non si schiera apertamente ma fa il tifo per Putin; l'India si crogiola in una neutralità interessata; il sud del mondo si domanda per quale motivo dovrebbe immischiarsi in un conflitto percepito come essenzialmente europeo e tutto sommato crede volentieri alla desinformazia russa, secondo cui l'aumento dei prezzi di alimenti e fertilizzanti è colpa delle sanzioni occidentali -- per pregiudizio o distrazione, poco importa.

A Elmau dunque i leader sanno che lo spettro - la stanchezza delle opinioni pubbliche, votanti, per il conflitto e i costi che ne derivano - è dietro l'angolo. Johnson allora ha ammonito Macron che "qualsiasi tentativo di risolvere il conflitto ora causerà solo un'instabilità duratura" e rischia di dare a Putin "la licenza di manipolare sia i Paesi sovrani che i mercati internazionali in perpetuo". In soldoni: non è il momento di negoziare con il Cremlino, cosa che invece il presidente francese a più riprese ha lasciato intendere possa essere una strada percorribile.

La linea, al contrario, deve essere una sola, il sostegno incrollabile all'Ucraina. Lo ha ribadito von der Leyen, lo ha sottolineato Michel, che in apertura del G7 ha parlato della necessità di "nuove forniture di armi" a Kiev e duraturo sostegno politico e finanziario, fino a sfociare nel grande sforzo per la ricostruzione. Lo dicono in un editoriale a quattro mani pubblicato dal Daily Telegraph la ministra degli Esteri britannica Liz Truss e il suo omologo ucraino Dmytro Kuleba, denunciando quelle che definiscono "le voci disfattiste" che propongono di scendere a patti con Mosca al costo di pesanti concessioni.

Lo status di candidati all'ingresso nell'Ue di Ucraina e Moldavia è d'altronde uno spartiacque, segno che la guerra sta già cambiando l'Unione Europea modificandone la proiezione (ora) e i confini (col tempo). Non è il momento di vacillare ma di tenere la barra dritta. Johnson - che pure di problemi a casa propria ne ha parecchi - ha mostrato grande entusiasmo per l'idea di comunità politica europea avanzata da Macron, dove anche il Regno Unito potrebbe trovare un posto. La sensazione è che chi si siede è perduto.
   

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