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Svezia, il Parlamento sfiducia il premier Lofven

E' la prima volta nella storia politica del Paese

    La Svezia è scossa da una turbolenza politica senza precedenti: dopo 7 anni alla guida del governo, il premier Stefan Lofven è stato sfiduciato dal Parlamento - prima volta nella storia del Paese scandinavo - con un voto che ha aperto la strada a elezioni anticipate. O ad uno stallo prolungato.
    Il leader socialdemocratico è caduto sotto i colpi di una mozione presentata dalla destra nazionalista, ma la miccia è stata accesa dalla sinistra, che ha bocciato il controverso piano di liberalizzazione degli affitti. Lofven, a capo di una traballante coalizione di minoranza socialdemocratici-verdi, alla prova dell'aula è stato affossato da 181 deputati su 349, ben oltre l'opposizione: dall'estrema destra ai conservatori, dai moderati ai democristiani, a cui si è aggiunto anche il Partito della Sinistra, che fin qui aveva fornito appoggio esterno al premier. E che stavolta, invece, non gli ha fatto passare la liberalizzazione del mercato immobiliare, che avrebbe rischiato di far schizzare gli affitti, scuotendo uno dei pilastri del welfare svedese.
    "Il governo ha rinunciato alla sinistra ed al popolo", ha tuonato la leader del partito, Nooshi Dadgostar, figlia di rifugiati iraniani scappati in Svezia negli anni Ottanta. Aprendo di fatto una crisi che l'estrema destra dei Democratici Svedesi ha cavalcato, promuovendo la mozione di sfiducia contro il premier, a cui si sono accodati anche gli altri partiti. Inclusi i Moderati, partito chiave insieme ai Socialdemocratici nell'equilibrio del potere in Svezia.
    Il caso affitti è stata soltanto l'ultima spia di un'insoddisfazione generale nei confronti di Lofven, premier dal 2014 ma mai così fragile in questo ultimo esperimento di governo. Un esecutivo messo in piedi a gennaio del 2019 al prezzo di 4 estenuanti mesi di negoziati, dopo le legislative. Il premier, tra l'altro, ha subito un grave colpo alla propria credibilità per il modo in cui ha affrontato la pandemia di Covid. Affidando la gestione dell'emergenza all'epidemiologo guru Anders Tegnell, che ha portato avanti la linea anti-lockdown in controtendenza con il resto d'Europa. Salvo poi fare mea culpa, dopo aver constatato che in Svezia ci sono stati più morti e contagi rispetto ai vicini scandinavi.
    Dopo la sfiducia Lofven si è preso una settimana per decidere cosa fare. "È in gioco l'interesse del Paese", ha spiegato in conferenza stampa per giustificare il tempo che si è concesso. E non è detto che per il 64enne ex sindacalista metalmeccanico sia finita, hanno rilevato gli osservatori, ricordando che le sue doti di mediatore gli hanno già permesso di restare a galla così tanto. Il leader socialdemocratico potrebbe dimettersi definitivamente ed affidare al presidente del Parlamento la trattativa per trovare un nuovo primo ministro. Scommettendo sul fatto di essere di nuovo lui (lo stesso Lofven si è detto disponibile a riprovarci, ma l'opzione ritenuta più probabile è un incarico al leader dei Moderati, Ulf Kristersson, che nei mesi scorsi ha aperto alla destra). In alternativa ci sarebbero le elezioni anticipate in estate, con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Sarebbe la prima volta dal 1958.
   

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