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Andrea Donaera, racconto l'amore che "spacca"

In libreria il suo secondo romanzo 'Lei che non tocca mai terra'

ANDREA DONAERA, LEI CHE NON TOCCA MAI TERRA (NNE, PP 234, EURO 17). Torna con una storia di amore e morte Andrea Donaera dopo il fortunato esordio con 'Io sono la bestia'. Nel nuovo romanzo nero 'Lei che non tocca mai terra', in libreria per NN Editore, porta alle estreme conseguenze la forza di un sentimento che nel bene e nel male "spacca".
    "L'incontro con un'altra persona può essere una meravigliosa spaccatura perchè da soli, interi, non si vuole più stare. Però a volte può essere anche un trauma, un dramma" dice all'ANSA lo scrittore salentino, 32 anni, nato a Maglie nel 1989, che viene dalla poesia, ha un gruppo metal, fa il ghostwriter e a novembre aprirà una libreria a Gallipoli, dove è cresciuto.
    "Ho vissuto tre anni a Bologna, da un anno sto a Rimini e a fine mese torno a Gallipoli per lavoro. Ho vinto un bando europeo con la mia compagnia per aprire una libreria indipendente e lo faremo tra novembre-dicembre. Si chiamerà Macaria, che vuol dire Stregoneria in dialetto gallipolino. Sarà goticheggiante con attenzione alle case editrici indipendenti" racconta Donaera.
    In 'Lei che non tocca mai terra' Miriam è in coma dopo un incidente stradale. Andrea ha passato con lei una sola notte, si è innamorato perdutamente e ora, seduto accanto al letto della ragazza sente la sua voce e le parla, tutti i giorni. Aspetta il risveglio di Miriam come i genitori e la migliore amica, Gabry, della ragazza. E c'è anche papa Nanni, un santone esorcista.
    "Parlare di amore è stato anche un modo per fare una ricognizione attorno alla letteratura della mia generazione. Ho un podcast che si chiama 'Ntrame', interiora in dialetto salentino, in cui intervisto autrici e autori al loro primo libro di narrativa e mi sono reso conto che il voler parlare d'amore sta diventando un fatto generazionale importante.
    L'amore è un sintomo di come sta cambiando la società.
    Difficilmente ci sarà uno della mia generazione che a 38-40 anni scriverà un 'Caos calmo' di Sandro Veronesi con uno che ha un'azienda, con le fusioni aziendali, la casa al mare e quant'altro" spiega Donaera. E aggiunge: "altro grimaldello vero e proprio, frutto di un mio feticismo letterario, è Jacques Lacan, lo psicanalista che a un certo punto dice che probabilmente l'amore vero è quando fa rima con la parola 'ancora'. Tutti i personaggi di questo libro sono ossessionati da questo 'ancora' mentre stanno attorno a Miriam: i genitori vorrebbero avere ancora la loro bambina, la sua amica Gabry vorrebbe tornare ancora a quando scoprivano insieme il sesso nell'adolescenza. Il protagonista che si chiama come me, Andrea Donaera, vorrebbe tornare ancora a quell'unica sera in cui è stato con Miriam e durante la quale si è innamorato. All'interno del libro questo sentimento è gestito in modo anche negativo, feroce, doloroso, non è un sentimento pacifico" racconta lo scrittore.
    Ma quindi il protagonista sei tu? "E' un po' il gioco dei bambini del 'facciamo che io ero, facciamo che tu eri'. Ho seguito il consiglio del mio migliore amico in un momento in cui ero in crisi sulla scrittura del romanzo e lui mi ha detto 'fai finta che eri tu' e tutto si è sbloccato. Mi è sembrato divertente in questo periodo in cui si parla tanto di autofiction prenderla in modo giocoso. Non sono io ma sono deflagrato in tutti i personaggi tranne che nel Santone.
    Fisicamente lo ho fatto assomigliare a un personaggio fantasy, Starman de Il signore degli anelli che è uno dei miei preferiti.
    Mentre come figura proviene dal mio aver vissuto in un luogo, in una famiglia e società estremamente religiosa come Gallipoli in cui si parla molto di male" sottolinea.
    Nel romanzo c'è un forte senso di vuoto. "Per spiegarlo uso spesso una metafora di 'Harry Potter e la pietra filosofale': ad un certo punto Potter trova uno specchio nel castello di Howard e vede riflesso se stesso con i suoi genitori che sono morti quando aveva un anno. Passa un sacco di notti davanti a questo specchio finché ad un certo punto Albus Silente, il preside della Scuola di Magia gli dice 'Harry non devi mai più guardare questo specchio perchè stai imparando come non vivere e non amare. Attaccarsi a questo passato non permette di generare del bene nel presente. Credo che nella mia vita non sia ancora arrivato un Albus Silente a togliermi lo specchio e ho voluto riflettere questo mio stato personale in tutti i personaggi del romanzo".
    Altro grande protagonista è il Sud che però è il paesaggio mentale di Donaera. "La Gallipoli che io descrivo non è ovviamente la Gallipoli vera. Ci ho vissuto fino a 27 anni ma il 70% della mia vita la ho trascorsa di notte, uscendo con i miei amici a bere e stare male. Non saprei parlare di movida o di vacanze perchè d'estate ho sempre lavorato. E' una mia visione di quel posto, una Twin Peaks mediterranea" E anche la lingua è particolare: "traduco dal dialetto gallipolino in un italiano che è frutto di una versione simultanea, con ripetizioni, assenza di congiuntivi, parole mozzicate" e il ritmo questa volta più che dall'heavy metal è stato dato "da quello della taranta" dice Donaera che presto vedrà anche il suo secondo romanzo tradotto in Francia. (ANSA).
   

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