I Cinque di Monteverde di Francois Morlupi, nuova voce noir

Esce 'Come delfini tra pescecani'

- ROMA, 11 MAG - FRANCOIS MORLUPI, COME DELFINI TRA PESCECANI-UN'INDAGINE PER I CINQUE DI MONTEVERDE (SALANI LE STANZE, PP 350, EURO 16,80). Fragili, imbranati, con tanti difetti e altrettanti qualità. Troppo umani e per questo imbarazzanti agli occhi dei loro superiori. Non sono certo dei supereroi i cinque poliziotti, tre uomini e due donne, del Commissariato di Monteverde, protagonisti del noir 'Come delfini tra pescecani' dell'italo-francese Francois Morlupi, nuovo voce del giallo. Ma insieme le loro debolezze si trasformano in forza. "Malgrado abbiano tanti difetti e siano tanto diversi, con impegno, sudore e sacrificio possono realizzare qualcosa di positivo. I delfini insieme riescono a sopravvivere anche ad un branco di pescecani" dice all'ANSA Morlupi, 37 anni, che con questo noir, pubblicato da Salani Le Stanze, fa conoscere al grande pubblico la squadra del commissariato di Monteverde guidata da Ansaldi di cui aveva già raccontato le avventure in 'Formule mortali' e 'Il colbacco di Sofia', un successo sulle piattaforme online. "Gli ebook su Amazon per parecchi mesi sono stati tra il primo e il secondo posto nella sezione noir. Qui ricomincio da capo per abbracciare il grande pubblico. I Cinque di Monteverde ufficialmente debuttano in 'Come delfini tra pescecani'" spiega Morlupi che vive a Roma, a Monteverde, il quartiere dove si trova il commissariato del libro e lavora in ambito informatico.
    Il Commissario Ansaldi che guida la squadra è appassionato d'arte, soffre di ipocondria e attacchi d' ansia che riesce a controllare quando esce con il suo cane Chagall. Questa volta è alle prese con il caso di un ultraottantenne, vedovo e solitario, trovato senza vita nel suo appartamento con il cappio al collo. Il classico suicidio, ma qualcosa non quadra.
    "Ognuno dei cinque possiede un po' delle mie caratteristiche e passioni: l'amore per l'arte, per il cinema coreano sottotitolato, per la Storia, in particolare il XX secolo. Così il commissario Ansaldi che ha superato la cinquantina d'età, guida con mano ferma il proprio commissariato, soffre di ipocondria feroce, di attacchi di panico, è fortemente sovrappeso, trova rifugio nell'arte per calmarsi" spiega l'autore. Il suo braccio destro è la vice ispettrice Eugenie Loy, una ragazza che ha superato la trentina, molto introversa, con un fiuto alla Sherlock Holmes, come la definiscono gli altri suoi colleghi: 'una portatrice sana di disperazione'. "Eugenie non è molto empatica, non riesce a mostrare i propri sentimenti e trova rifugio nella letteratura francese. C'è un po' un rapporto padre-figlia tra lei e Ansaldi. Io non ho l'ansia e gli attacchi di panico del commissario, ma molte persone a cui tengo molto ne soffrono. Ansaldi è un po' un omaggio a loro e a tutte le persone che si svegliano ogni mattina con un peso non indifferente sullo stomaco e alla fine ce la fanno sempre" racconta Morlupi. Gli altri tre agenti scelti sono un po' più normali: "Roberto Di Chiara è romanissimo, amante del calcetto, della pizza e del cinema coreano sottotitolato. William Loncini è un poliziotto di colore adottato da una coppia di italiani, appassionato di storia, un tombeur de femmes che ha trovato l'amore. Il più normale dei cinque. E poi c'è Eliana Alerami che rappresenta un po' la ventenne, generazione mille euro, che sta ancora a casa con i nonni e i genitori, fresca d'accademia, bella bionda e preparata, che vuole a tutti i costi raggiungere il posto di commissario".
    Grande protagonista è anche Roma che non è "ne testimone ne vittima, interagisce con l'inchiesta" dice Morlupi che da italo-francese e da romano ha un rapporto particolare con la città: "da un lato ne riconosco l'infinita bellezza ma al tempo stesso mi saltano agli occhi i difetti, gli ingorghi, le buche, il traffico incredibile, la sporcizia, un certo degrado che piano piano sta coinvolgendo sempre di più il centro storico. Il mio rapporto con Roma è un po' dall'Inferno al Paradiso in un secondo e viceversa". In 'Come delfini tra pescecani' troviamo quella Roma dove ogni quartiere è un po' un villaggio. Una mentalità un po' provinciale per essere una capitale" dice lo scrittore-informatico che racconta Monteverde come "un quartiere quasi residenziale, fatto di villini novecenteschi, molto borghese, che sta un po' dentro una campana di vetro".
    Nel noir di Morlupi, perfetto per diventare una serie tv, c'è anche tanta ironia, quella che ti salva. Tra i riferimenti letterari cita molti autori francesi da Pierre Lemaitre a Michel Bussi, scrittori del nord, da Henning Mankell ad Arnaldur Indridason, e tra gli italiani legge molto Massimo Carlotto, Maurizio De Giovanni, Donato Carrisi e per la Grecia Petros Markaris.
    Come in tutti i noir che sono anche una scusa per affrontare altro, Morlupi traccia uno spaccato della nostra società e della politica attuale "dove c'è molto apparire e poco essere".
    Ha evitato la pandemia: "non mi sembrava rispettoso per tutto ciò che stiamo ancora passando. E poi il commissario Ansaldi sarebbe morto di paura" dice. Al momento niente proposte per una serie tv "ma i personaggi si prestano, me lo dicono in tanti", sottolinea, e si augura che "le avventure dei Cinque di Monteverde possano continuare. Dipende da come andrà". Intanto "Salani sta ricomprando anche i primi due noir che rimetteremo in gioco in un secondo momento" annuncia. (ANSA).
   

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