Primo maggio in un film, cinema e lavoratori

Da Novecento di Bertolucci a "Bread and Roses" di Ken Loach

1 maggio 1889: al congresso della seconda internazionale socialista di Parigi viene adottata per acclamazione l'idea di commemorare tutti i lavoratori del mondo nel ricordo delle vittime dello sciopero generale di Chicago nel 1886. Lo spirito della festa del 1 maggio si sommava al ricordo dell'introduzione delle otto ore lavorative nei contratti di lavoro, ma quel giorno a Chicago erano rimasti uccisi due manifestanti e si era tinta nel sangue la rivolta dei giorni successivi. La ricorrenza festiva adottata a Parigi si aggiunse al "Labour Day" anglosassone, ma ebbe fin da subito risonanza mondiale e anche il cinema nascente ne comprese presto il valore. Si potrebbe dire che, senza consapevolezza, ci avevano pensato già nel 1895 i Fratelli Lumière, facendo delle loro operaie della fabbrica di Monplaisir a Lione le protagoniste di uno dei primissimi esempi del cinematografo. Ben più calzante è però il documentario italiano del 1913 "Grandiosa manifestazione per il 1 maggio 1913" girato ad Andria, secondo film pugliese nella storia del cinema e autentico modello per i lavori documentari italiani. Attraverso i diversi "quadri" si delinea il percorso del corteo. Nel filmato appare la foto di Cataldo Balducci, pioniere del cinema italiano.
    Tra i rari, non sempre significativi, film che sono volutamente ambientati il 1 maggio, non si può non pensare a "Novecento" di Bernardo Bertolucci con una delle sue sequenze più epiche e volutamente calligrafiche, ispirata con l'intento della citazione al "Quarto stato" di Pellizza da Volpedo. Il contesto storico del racconto ne giustifica l'enfasi ed è indubbio che, rivista anche oggi, quella scena si nutre di emozioni abilmente innescate nello spettatore.
    Negli anni Settanta, quando la sensibilità ideologica era più forte e "Primo maggio" era sinonimo di battaglie sociali più che di un grande concerto popolare, fece epoca il film "Adalen 31" dello svedese Bo Winterberg, ispirato a una violenta repressione delle manifestazioni operaie nel 1931 quando la polizia uccise 5 lavoratori in una brutale carica antisommossa. Il film vinse a Cannes il Gran Premio nel 1969 e subì una dura censura negli Stati Uniti pur guadagnandosi una candidatura all'Oscar.
    Molti degli altri film che, ormai ritualmente, vengono consigliati sulla Rete in occasione di questa festa sono in realtà legati alla tematica del lavoro e, negli ultimi anni, soprattutto alla condizione della donna, penalizzata e sfruttata più dei suoi colleghi maschi. Alla prima di queste due categorie storiche rimanda "La classe operaia va in paradiso" di Elio Petri, scritto nel cuore della contestazione giovanile uscito in sala nel 1971. Al tema della donna fanno riferimento l'ormai classico "Mi piace lavorare" di Francesca Comencini o il celebre "Bread and Roses" di Ken Loach.
    In chiusura, una volta di più, impossibile non tornare alla profetica parabola di Charlie Chaplin, "Tempi moderni" che già nel 1936 prefigurava l'alienazione dell'operaio nella società delle macchine. Oggi, dopo un lungo silenzio, proprio la pandemia ha riportato in primo piano i lavoratori e gli operai.
    E nei prossimi mesi torneranno protagonisti anche sul grande schermo con una raffica di titoli dedicati all'umile sforzo di chi garantisce la nostra vita quotidiana. (ANSA).
   

        RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

        Video ANSA




        Modifica consenso Cookie