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Scalfari: Maraini, ha contribuito a costruire l'Italia

"Ha puntato sulla cultura come strumento di emancipazione"

 "Se ne è andata una delle persone che ha contribuito a costruire l'Italia perché il quotidiano 'La Repubblica' è stato uno strumento di formazione degli italiani".
    Dacia Maraini ricorda così Eugenio Scalfari, morto oggi a 98 anni. "Naturalmente non era il solo, quindi ha avuto degli avversari abbastanza potenti, però 'La Repubblica' è stato formativo per l'opinione pubblica italiana e si deve a lui.
    Dirigere un giornale non è soltanto una questione burocratica, ci vuole molta intelligenza nello scegliere le voci giuste, le persone giuste e in quello Scalfari è stato molto bravo. Ha scelto sempre le voci che corrispondevano ai bisogni del momento e questo ha avuto una grande forza formativa" spiega all'ANSA la Maraini.
    "Lui come persona era delizioso. Mi ricordo le cene che faceva sulla terrazza di casa, con tutti i giornalisti, gli scrittori, i pittori, i musicisti, la gente del cinema. C'era una comunità molto compatta di artisti e c'era una grande amicizia. Ci si vedeva quasi tutti i giorni, qualche volta anche in casa di Mario Monicelli, altre a casa di Luisa Spagnoli, la Signora del Bacio Perugina. Lei non era un'artista ma era una mecenate, comprava i quadri. Era molto generosa, aveva la casa sempre aperta e c'erano degli artisti poveri che andavano li per mangiare. Un mondo che non esiste più per niente e manca moltissimo perché era basato sul piacere di vedersi" racconta la Maraini.
    Grande era l'attenzione che Eugenio Scalfari aveva per il mondo culturale. "Ha puntato molto sulla cultura come strumento di emancipazione. Oggi purtroppo questo c'è poco nei giornali. I suoi amici erano artisti, almeno quelli che vedevo io alle cene in terrazza, certo ne avrà avuti anche altri di importanti. In quelle serate c'erano Giorgio Bassani, Ettore Scola, Natalia Ginzburg, Alberto Moravia, Renato Guttuso. Mi ricordo ancora il bellissimo Lucio Magri che poi è andato a morire in Svizzera.
    Quando entrava lui tutti lo guardavano perché era di una bellezza straordinaria, oltre ad essere intelligente, bravo" afferma la scrittrice Premio Strega e Premio Campiello.
    La Maraini ricorda anche le doti di scrittore del fondatore di Repubblica e l'Espresso. "Aveva una capacità di comunicare attraverso le parole molto forte e quindi le sue idee erano sempre molto chiare e limpide. Era un grande comunicatore anche come autore. Aveva una scrittura che sembrava semplice, ma la semplicità si sa che è una conquista. Lui ci teneva a raggiungere questa semplicità alla quale, secondo me, si arriva attraverso la complessità. Non è una cosa facile" dice la Maraini. Il vuoto che lascia e quello che manca oggi "è quel sentimento di comunità che teneva insieme la solidarietà degli artisti" sottolinea la scrittrice che tra qualche giorno si trasferirà Pescasseroli dove il 4 agosto si inaugura la rassegna da lei diretta 'Pescasseroli legge'. (ANSA).
   

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