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Strega, finalisti a Copenaghen danno luce a nostri libri

Applauditi a Istituto Italiano di Cultura, 7 luglio finale

(ANSA) - COPENAGHEN, 30 GIU - Il Premio Strega tiene vivo l'interesse per le scrittrici e gli scrittori italiani, in Danimarca, dove è sempre più difficile attirare l'attenzione dei lettori verso la nostra letteratura e fa da volano per le traduzioni.
    Applauditissimi i finalisti dell'edizione 2022, Mario Desiati, Claudio Piersanti, Veronica Raimo, Alessandra Carati, Marco Amerighi e Veronica Galletta, la sera del 29 giugno, all'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen che gioca un ruolo fondamentale nella promozione dei nostri autori, in collaborazione con l'Università di Copenaghen e con la Società Dante Alighieri.
    Dei sette finalisti (due ex aequo e un ripescaggio), anzichè cinque, che per la prima volta nella storia dello Strega si contendono il più ambito riconoscimento letterario italiano , non era presente Fabio Bacà con il suo 'Nova' (Adelphi) che non ha potuto partecipare, a causa del Covid, all'unica tappa straniera del lungo Strega tour che si concluderà con gli appuntamenti del 1 luglio a Paestum (Napoli) e del 2 luglio a Bisceglie (Bari).
    "Gli ultimi vincitori del Premio Strega, tra i quali Nicola Lagioia, Paolo Cognetti, Helena Janeczek, Melania G. Mazzucco, sono stati tradotti in danese o sono in fase di pubblicazione.
    Quest'anno c'è stata una maggiore consonanza, rispetto al 2021, tra le scelte dei giurati italiani e quelle del comitato danese.
    Le maggiori preferenze sono andate a Desiati, Piersanti e Raimo" spiega il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, Raffaello Barbieri. E racconta che in Danimarca piace il giallo italiano, un successo iniziato con Andrea Camilleri che poi ha portato alle traduzioni di Antonio Manzini, Marco Malvaldi e Alessandro Perissinotto. Mentre la poesia ha un ruolo marginale.
    Il numero di Istituti coinvolti nel Premio Strega è sempre maggiore: "abbiamo iniziato nel 2009 con una decina e adesso siamo arrivati a 33 Istituti Italiani di Cultura. Prima i voti erano collettivi, ora sono individuali" spiega il direttore della Fondazione Bellonci, Stefano Petrocchi.
    Tutta piena la sala dell'Istituto di Copenaghen dove davanti a un pubblico attento e pronto al confronto Barbieri ha ricordato in apertura Raffaele La Capria, l'autore Premio Strega di 'Ferito a morte', scomparso il 26 giugno, ma pochi i giovani.
    "L'età media dei giurati è sui 50 anni ed è complicato coinvolgere i giovani perché leggono meno degli adulti in Danimarca. Purtroppo, molte lingue, tra cui anche l'italiano, negli ultimi 15-20 anni hanno subito una riduzione nello studio di proporzioni catastrofiche" spiega Barbieri.
    Già vincitrice del Premio Strega Giovani, la Raimo ha ripreso, in una piccola parentesi, la polemica sulla carenza di donne premiate allo Strega e sottolineato che in 'Niente di vero' (Einaudi) ha "voluto rappresentare una ragazza pigra e indolente che è qualcosa che non si perdona alle donne". Mario Desiati, che resta il favorito alla vittoria con il suo 'Spatriati' (Einaudi), ha sottolineato che "la scrittura e la lettura sono un viaggio verso un'utopia, verso una visione migliore". Piersanti, che è stato anche sceneggiatore per 20 anni, del suo 'Quel maledetto Vronskij' (Rizzoli) racconta che gli "piacerebbe che un bravo regista avesse un'idea per un film, ma glielo affiderei completamente".
    A Marco Amerighi, autore di 'Randagi' (Bollati Boringhieri), in "letteratura piacciono i personaggi scissi". Mentre Alessandra Carati in 'E poi saremo salvi' (Mondadori) ha voluto dar voce a "che cosa succede quando siamo a contatto con il diverso". E Veronica Galletta in 'Nina sull'argine' (minimum fax) si è soffermata sulla "vulnerabilità".
    "La cultura è il terreno da cui ripartire quando questa terribile guerra finirà" ha detto dell'Ambasciatore d'Italia a Copenaghen Luigi Ferrari in apertura della cena nella sua residenza. Il 7 luglio la finale a Villa Giulia a Roma e sale la tensione. (ANSA).
   

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