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Mostre: David Lachapelle, 'paradiso' e dissacrazione

A Venezia cento opere da anni Novanta a serie 'New World'

 Oltre 100 immagini, dai primi soggetti in bianco e nero degli anni novanta alle grandi immagini a colori, con la presentazione della serie New World, per ripercorrere la carriera di uno più dissacranti fotografi contemporanei, David Lachapelle. E' la proposta della Casa Tre Oci, all'isola della Giudecca, dal 12 aprile al 10 settembre prossimi. La mostra, intitolata "Lost&Found", è curata da Reinewr Opoku e Denis Curti ed organizzata da Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezie. Per la prima volta vengono esposte immagini di New World, realizzate negli ultimi quattro anni, che segnano il ritorno alla figura umana e che ruotano attorno a temi come il paradiso e le rappresentazioni della gioia, della natura, dell'anima.
    Osservando il percorso compiuto da LaChapelle negli ultimi 30 anni - è sottolineato dagli organizzatori - si scopre come la sua fotografia si nutra da una parte del rapporto privilegiato con le riviste e la pubblicità, dove le icone della moda e dello star system agiscono come materia grezza per l'ispirazione, dall'altra parte della pratica creativa di esprimere la propria visione del mondo per immagini, influenzata senza dubbio dalla generazione di giovani artisti a lui coetanei, formata da Andy Warhol.
    "Dalle viscere più profonde del complesso sistema della comunicazione, dell'advertising e dello star system - afferma in una nota Curti -, LaChapelle inizia a considerare l''icona' il seme vero di uno stile che si fa ricerca e contenuto; nella Pop Art, trova l'ispirazione per riflettere sull'infinita riproducibilità dell'immagine; nel fashion e nel merchandising l'eccesso di realismo e mercificazione che, appunto, si converte in sogno".
    Il percorso espositivo prende avvio dagli anni novanta, quando Warhol gli offre il suo primo incarico professionale fotografico per la rivista Interview, per poi svilupparsi lungo un percorso che tocca anche nell'opera di Lachapelle anche l'influsso di un viaggio a Roma nel 2006. È in quest'occasione che, visitando la Cappella Sistina, rimane folgorato dagli affreschi di Michelangelo e dai fasti del potere religioso, che lo condussero ad abbracciare la monumentalità e la grandiosità del Rinascimento italiano. Dopo il 2006 LaChapelle inizia a lavorare per serie fotografiche. Nel corso della sua carriera, l'artista statunitense non ha certo trascurato il confronto con la fotografia di paesaggio, che diventa un suo ambito artistico a partire dal 2013. A Venezia esposte alcune fotografie appartenenti al ciclo Gas Station and Land Scape, nelle quali ricostruisce modelli di impianti petroliferi e stazioni di rifornimento in scala, attraverso materiali riciclati, come cartoni delle uova, schede madri per computer, bigodini, cannucce e altro. Negli allestimenti più elaborati LaChapelle ha fotografato questi piccoli plastici nella foresta pluviale di Maui, nel deserto e lungo la costa californiana. 
   

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