La ripresa passa dall'AI, ma servono limiti ed esperti

Terza edizione dell’evento ANSA "L’intelligenza artificiale nell'Italia post pandemia"

Redazione ANSA

Nell'uscita dalla crisi pandemica, l'intelligenza artificiale (AI) rappresenta uno strumento per la ripresa dell'economia, grazie anche alle risorse che il Pnrr destina alla ricerca, alla formazione e alla sicurezza. Ma per poter fare in modo che gli algoritmi lavorino realmente per il benessere delle persone, è necessario porre una serie di paletti a tutela della sicurezza, e creare nuove professionalità in grado di gestire la trasformazione tecnologica. A mettere in luce le opportunità e le sfide dell'AI è il convegno "L'intelligenza artificiale nell'Italia post pandemia" organizzato a Roma dall'Osservatorio AI dell'ANSA,  in colleborazione con Deloitte Italia (main partner), Almawave, Kaspersky e Atex

  

L'AI aiuterà le piccole e medie imprese italiane ad aumentare la propria competitività, spiega la sottosegretaria allo Sviluppo economico Anna Ascani, assicurando che il lavoro del governo sulla strategia nazionale per l'intelligenza artificiale è incentrato sul "parlare alla realtà delle imprese".

Nell'esecutivo, il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi mette in luce un fattore di criticità: la mancanza di figure professionali, soprattutto intermedie: "Dobbiamo investire nelle persone. Abbiamo pochi laureati in materie scientifiche e dobbiamo lavorarci, fin dalle scuole medie". La scarsità di esperti nell'ambito della sicurezza è denunciata dal direttore dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Roberto Baldoni: "Siamo molto esposti" al rischio cyber, "è fondamentale avere esperti, ne abbiamo pochi. C'è stata una fuga di tecnici dall'Italia negli ultimi 30 anni", e il risultato è "lo stillicidio di incidenti a cui assistiamo". E il numero è anche sottostimato perché - testimonia Giampaolo Dedola, senior security researcher della società di sicurezza Kaspersky, spesso le aziende colpite dagli attacchi tendono a non renderlo pubblico.

Altro fronte del rischio è quello che deriva dall'affidare agli algoritmi decisioni per cui serve l'intelligenza umana. "Rendere automatico il processo cognitivo è una sfida molto forte", osserva la presidente del Cnr, Maria Chiara Carrozza. Ma non si può prescindere dall'ambito di applicazione: La sostituzione della decisione umana, soprattutto in campo militare, è un dibattito che attraversa i confini e richiederà accordi internazionali, perché in quei casi l'intelligenza umana non è sostituibile. Rendere automatico il riconoscimento del nemico, ad esempio, è pericoloso".

A livello individuale, invece, il pericolo è ad esempio "il microtargeting che ha frantumato le identità della persona: consumatore, risparmiatore, elettore, quest'ultimo a rischio di essere orientato nel suo voto", osserva il presidente dell'Autorità garante della privacy, Pasquale Stanzione. Per questo serve che l'AI sia guidata da un "governo antropocentrico" che segua una "algor-etica", un'etica degli algoritmi.

A parlare di limite etico è anche il direttore dell'ANSA, Luigi Contu, che riconosce il ruolo decisivo dell'AI nel giornalismo ma, rileva, "nel nostro mestiere c'è un confine etico da non oltrepassare: la morale, nel fare una notizia, decidere come svilupparla e se pubblicarla. E c'è l'emozione, che l'AI non può mettere in un racconto".

La guardia deve essere alta anche perché con gli strumenti di AI "si rischia una produzione ingovernabile di fake news", avverte il presidente dell'ANSA Giulio Anselmi, che però attribuisce all'AI un ruolo chiave nella ripartenza post-Covid. Anche l'ANSA, aggiunge l'amministratore delegato dell'agenzia Stefano De Alessandri, "ha avviato un progetto con Deloitte per introdurre l'AI nella redazione, che non porta a sostituire lavoratori ma, al contrario, creerà nuove professionalità".

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