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La moda e i Papi, quando si evocava rischio 'rovina eterna'

Libro ripercorre pensiero Chiesa.Anche crociate contro pantaloni

(ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 30 APR - Dalle crociate contro i pantaloni femminili alle indicazioni dell'abbigliamento per le alunne delle scuole cattoliche. La Chiesa e i Pontefici si sono occupati nel passato anche di vestiti e moda per dare delle indicazioni morali. Un argomento che è scomparso di fatto dal magistero della Chiesa negli ultimi cinquant'anni, cioè a partire dal Concilio Vaticano II che in qualche modo ha segnato un cambiamento anche per le donne. L'argomento è al centro del libro "La moda cristiana nell'insegnamento della Chiesa", a cura di Virginia Coda Nunziante (Edizioni Fiducia). Ma perché i Papi si occupavano di come vestivano le donne? "Attraverso il nostro abbigliamento esprimiamo una visione del mondo - sottolinea l'autrice - e se è vero che l'esempio conta quanto le idee, è anche nel modo di vestire che potremmo esprimere il nostro cristianesimo vissuto".
    Sotto la lente dunque il magistero dei Pontefici. La moda non è demonizzata di per sé. Papa Po XII nel 1954, nel discorso al Congresso internazionale di Maestri Sarti, infatti sottolineava: "Se Le piante e gli animali si rivestono di meravigliosi colori, che attirano lo sguardo e l'ammirazione, l'uomo non può forse imitare in ciò l'Artista divino?". Ma è la morale la cifra con la quale viene considerato l'abbigliamento. Sempre Papa Pacelli invitava ad evitare "vesti così esigue o tali da sembrare fatte piuttosto per porre in maggior rilievo ciò che dovrebbe velare".
    Benedetto XV invece deplorava senza mezzi termini "la cecità di tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall'ambizione di piacere, non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire" E "neppure si vergognano di entrare così indecentemente nelle chiese". Pio XI arrivò a paventare "la rovina eterna" che alcune donne rischiavano con i loro abiti.
    "La modestia cristiana dell'abbigliamento deve essere insegnata con insistenza", era la sua indicazione.
    Per la Chiesa il periodo nel quale l'abbigliamento ha toccato le vette più alte è stato il Medioevo perché la vivacità delle vesti non scadeva nella frivolezza o nella sensualità. Un atteggiamento da evitare soprattutto negli ambienti cattolici.
    Pio XI, per esempio, nel 1928 attraverso la Congregazione per i religiosi, ammonì tutte le scuole dirette da suore a "non ammettere quelle ragazze che non osservino, nel loro abbigliamento, le regole della modestia e della decenza cristiana".
    Non solo Papi. Anche alcuni cardinali hanno preso carta e penna per dire la loro sull'abbigliamento femminile. E se Giuseppe Siri criticava nel 1960 la moda dei pantaloni perché "la attillatura ha motivo di preoccupare" e perché "l'abito maschile usato dalla donna altera la psicologia della donna" ed è "lesivo della dignità materna davanti ai figli", oltre dieci anni dopo, nel 1971, il cardinale Giovanni Colombo, avvertiva: "Non ogni moda è compatibile con il rispetto cristiano dovuto alla propria persona" e "non ogni abito si addice alla chiesa".
    Siamo in pieno post '68 quando minigonne e short cominciavano ad affacciarsi anche tra i banchi delle chiese. (ANSA).
   

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