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Francia spaccata, liti e Deschamps rischia

Zidane alla finestra. E mamma Rabiot insulta Pogba-Mbappe'

Redazione ANSA ROMA

Non sarà facile dimenticare: i Bleus vincenti, il trio d'attacco irresistibile, la solidità difensiva, e soprattutto lui, Kylian Mbappé, veloce come una freccia, giovane e irraggiungibile. Tutto svanito, nazionale "annientata" come titola L'Equipe, nell'Arena di Bucarest. E per di piu' spaccata, a giudicare dagli insulti di mamma Rabiot, in tribuna a Bucarest, ai genitori di Pogba e Mbappe', con tanto di risposta e liti non sfuggite ai presenti. Prima in quegli ultimi, sciagurati 10 minuti in cui la Francia è passata dal 3-1 al 3-3. Poi in quel 10/o rigore che ha spedito la Svizzera ai quarti di Euro 2020 e mandato a casa i favoriti. Famiglie dei giocatori a parte, i tifosi sono rimasti in silenzio, increduli di fronte allo sgretolarsi delle loro certezze. La maggior parte, non solo dei tifosi ma anche dei giornalisti e degli addetti ai lavori, ha individuato in Didier Deschamps il colpevole numero 1. Il ct campione del mondo, finalista dell'Europeo 2016, è tornato sulla terra, contestato non soltanto per la gestione del gruppo in quest'ultimo periodo ma anche per la formazione mandata in campo ieri sera, con un'inedita difesa e 3. Il ct, di fronte alle evidenti difficoltà, è passato in corsa al 4-4-2 con centrocampo a rombo e poi allo stesso modulo in disposizione classica. Ma la contestazione parte da più lontano, dal disgelo di Benzema che non tutti hanno digerito, dalla spaccatura fra due gruppi di Bleus - uno con Mbappé e uno con Giroud - che non si parlavano e si passavano poco la palla. Sulla gestione da sergente di ferro di Deschamps, con gli aneddoti sull'astinenza imposta ai giocatori per tutti gli Europei e i nervi a fior di pelle di qualche carattere focoso come Pogba e Coman, i dubbi si sono trasformati oggi in interrogativi inquietanti. A fronte di questa inflessibilità, qualcuno ha fatto notare l'incongruente atteggiamento "soft" del tecnico su questioni come la scelta dei rigoristi, lasciata - a quanto sembra - "a chi se la sentiva di più". Lo stesso Mbappé, il più giovane di tutti con i suoi 22 anni, si è preso autonomamente la responsabilità schiacciante di calciare quel 5/o rigore per il quale non si dava pace. Anche in quell'occasione, Pogba si è precipitato a consolarlo, qualcuno lo ha seguito, ma buona parte della squadra non ha compiuto quel gesto così ovvio e naturale, preferendo rimanere a capo chino e infilare poi gli spogliatoi. Ha chiesto scusa sui social, si è detto in preda a "enorme tristezza", ha ammesso di aver "fallito" e ha invitato anche a rialzarsi. Ma di Mbappé preoccupa il contrasto sempre più evidente fra il ragazzo gioviale, sorridente, disponibile, atleta straordinario, e un ambiente che - fra PSG e nazionale - è per lui sempre più una zavorra. Con il rigore di ieri ha detto addio al Pallone d'oro, hanno sottolineato subito i suoi critici. Il giornale La Provence ha sparato un titolo crudele sulla sua foto in prima, "Le Ballon dort" (il Pallone dorme che suona in francese come Il Pallone d'oro). Per chi non ha mai mandato giù il personaggio Deschamps, il sogno è ora Zinedine Zidane, senza panchina dopo l'addio al Real Madrid. Il presidente della Federcalcio, Noel Le Graet, ha detto di non pensare ad un addio a Deschamps, che ha un contratto con i Bleus fino ai mondiali del 2022, ma che con il tecnico c'è bisogno di fare "una chiacchierata" nei prossimi giorni.

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