L'Eurocamera chiede più flessibilità e semplificazione sui fondi

Ferreira in audizione alla commissione per politiche regionali

Redazione ANSA

BRUXELLES - Gli eurodeputati chiedono maggiore flessibilità nell'uso dei fondi di coesione, procedure amministrative più semplici e un maggiore sostegno alle amministrazioni locali. Sono le conclusioni della commissione per le politiche regionali del Parlamento europeo, dopo l'audizione della commissaria alla Coesione, Elisa Ferreira, che stamattina ha presentato l'ottavo rapporto sulla Coesione e annunciato la proroga della possibilità di beneficiare di un tasso di cofinanziamento dell'Ue pari al 100%.

La maggior parte degli eurodeputati ha evidenziato il ruolo crescente della politica di coesione nell'Ue. Hanno però espresso preoccupazione sui ritardi nella presentazione dei piani di investimento, dal momento che gli Stati membri si stanno concentrando sul Recovery and Resilience Facility (Rrf), rischiando così di perdere il sostegno della coesione.

Il presidente della commissione Regi, il francese Younous Omarjee (Gue), ha sottolineato che le regioni dell'Europa meridionale e quelle con un grande potenziale turistico sono state maggiormente colpite dalla pandemia. Oltre alla transizione verde e digitale, Omarjee ha esortato a compiere maggiori sforzi per mantenere la presenza industriale in tutte le regioni e garantire il giusto equilibrio tra fondi Ue.

Infine, alcuni deputati hanno chiesto che la politica di coesione si concentri maggiormente sulla cooperazione transfrontaliera, mentre altri hanno sottolineato che una strategia per le zone rurali sarebbe essenziale per colmare il divario tra le regioni.

"Gli obiettivi che la Commissione si è posta sono sicuramente ambiziosi, ma senza un dialogo proficuo con le amministrazioni meno sviluppate, in particolare quelle del Sud Europa, limitarsi ad un supporto solo economico non sarà per nulla sufficiente". Così l'europarlamentare Chiara Gemma (M5S) è intervenuta durante il dibattito. Secondo Gemma, "la politica di coesione oggi più che mai risulta fondamentale per combattere le disparità regionali, tuttavia per migliorare questo strumento vanno riconosciuti i suoi limiti e i suoi insuccessi" e "l'ottavo rapporto sulla coesione della Commissione europea descrive un quadro a tinte fosche che vede le regioni più ricche e meglio attrezzate intercettare i fondi europei, mentre quelle che partono svantaggiate mancano l'occasione di sviluppo o addirittura peggiorano la loro situazione socio-economica". Perciò "la Commissione deve essere in prima linea nel raggiungimento di questo obiettivo se non vuole sprecare le risorse che metterà a disposizione", ha concluso l'eurodeputata.

"Le regioni del Sud sono quelle più colpite dalla cosiddetta 'trappola dello sviluppo', con un Pil rimasto fermo a 20 anni fa. Non è un fallimento della politica di coesione dell'Ue (o non solo), ma è principalmente un fallimento dell'Italia, della classe politica che ancora ci governa e della sua classe dirigente". Così l'eurodeputata dei Verdi, Rosa D'Amato, a margine del dibattito con la commissaria Ferreira. D'Amato sottolinea che "in due decenni, l'Italia ha speso tra fondi Ue e co-finanziamenti nazionali e locali ben 300 miliardi per la coesione, soldi che sarebbero dovuti servire in particolare a ricucire il gap tra regioni del Sud e quelle del Nord". "Il problema, come ha detto la commissaria Elisa Ferreira rispondendo oggi a una mia domanda, è che il Mezzogiorno è rimasto indietro sia per capitale umano, che per innovazione. Ma, aggiungo io, c'è anche un problema di qualità della spesa, che non ha ricucito il gap infrastrutturale, aumentando la forbice tra Nord e Sud. E su questo anche Bruxelles ha le sue colpe, perché sulla coesione interna dei Paesi membri serve fare di più. Non come successo con il Pnrr e come, temiamo, con la nuova programmazione. Servono raccomandazioni specifiche sulla coesione all'interno del Semestre, per esempio". "Nel report è presente anche un indice di qualità della governance locale, da cui emerge che le regioni italiane più in ritardo rispetto all'Europa, e per questo destinatarie di maggiori fondi per la coesione, sono anche quelle peggio amministrate dell'Unione. L'indice purtroppo riguarda il 2021. Segno che 20 anni di fallimenti non sono serviti a nulla", conclude l'eurodeputata.

Il report "ha evidenziato l'importanza che in questi anni tale politica ha avuto per la crescita e per lo sviluppo dei nostri territori. Al tempo stesso dal Rapporto emergono alcune criticità e una seria preoccupazione per il fatto che le regioni del sud d'Europa hanno maggiori difficoltà di spesa, e una crescita più bassa rispetto a quelle dell'Europa centro-orientale". Così in una nota il copresidente del gruppo Ecr-FdI al Parlamento europeo, Raffaele Fitto. "Tutto ciò è reso ancora più allarmante anche alla luce dei ritardi che stanno caratterizzando l'avvio della nuova programmazione: siamo a febbraio del 2022, e molti paesi, tra cui l'Italia, non hanno ancora definito l'accordo di Partenariato, con la conseguenza che molti programmi operativi non potranno partire prima del 2023", prosegue Fitto. "Per questo abbiamo ribadito che occorrono da parte della Commissione, ma soprattutto da parte degli Stati Membri, azioni concrete per rafforzare la governance e la capacità amministrativa, assicurare una vera addizionalità delle risorse nazionali rispetto a quelle della Politica di coesione, favorire la complementarietà con il Pnrr ma anche con le altre politiche dell'Ue", continua la nota "Bisogna, inoltre, evitare che tali risorse vengano utilizzate per realizzare processi di delocalizzazione da un'area all'altra dell'Europa penalizzando le regioni del Sud. Così come è necessario compiere una riflessione per contrastare la crisi demografica che, come emerge dal Rapporto, sarà una della grandi sfide che l'Ue e gli Stati Membri dovranno affrontare nei prossimi anni", conclude l'eurodeputato.

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