Vescovi europei, le chiese escluse dalla Conferenza sul futuro dell'Europa

'Evento rinfrescante ma correggere se possibile questo problema'

Redazione ANSA

BRUXELLES - La Conferenza sul futuro dell'Europa "non è stata capace di includere i rappresentanti delle chiese e delle associazioni religiose". Questo il rilievo espresso in una nota dalla Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità Europea (Comece) sull'andamento dei lavori dell'esperimento di democrazia diretta lanciato dalle istituzioni europee che i vescovi Ue descrivono comunque come "un buon segnale di forza democratica" e "un evento rinfrescante, rispettoso e serio".

Tra gli oltre 400 delegati scelti in rappresentanza di Parlamento europeo, Commissione, Consiglio Ue, parlamenti nazionali, governi, Comitato delle regioni, associazioni di categoria, studenti e cittadini mancano infatti i rappresentanti dell'articolo 17 del Tfue, ovvero l'articolo del trattato sul funzionamento dell'Unione europea che fornisce una base giuridica per un dialogo tra le istituzioni dell'Ue e le chiese. "Temiamo che nella fase in cui è stata strutturata e organizzata la conferenza vi sia stato un pregiudizio antireligioso", spiegano i vescovi Ue che chiedono al comitato esecutivo "di correggere, se possibile, questo problema".

In un documento di raccomandazioni sviluppato durante l'ultima Convention della gioventù cattolica europea, e sottoposto alla Conferenza sul Futuro dell'Europa tramite la sua piattaforma digitale, i giovani del Comece hanno avanzato comunque le loro proposte per il futuro dell'Unione tra cui le richieste di rilanciare politiche europee per mettere al centro il ruolo della famiglia, promuovere politiche a livello Ue per sviluppare il dialogo intergenerazionale, istituire un'educazione ambientale europea e lanciare un fondo Ue a sostegno dei giovani più svantaggiati

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