Il Crocifisso in gabbia di Puglisi alla Biennale Arte

Installazione al Paglione Repubblica Araba Siriana

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 15 APR - Una crocifissione su sfondo nero da cui emergono, come lampi di luce bianca, appena screziata di rosso, il volto, le mani e i piedi di Cristo, imprigionata in una voliera metallica alta tre metri. E' 'Viaggio al termine della notte', l'installazione site specific di grande impatto visivo ed emotivo, proposta da Lorenzo Puglisi alla 59/ma Biennale Arte di Venezia, dal 20 aprile al 27 novembre 2022.
    L'installazione, all'ingresso del Padiglione della Repubblica Araba Siriana, curato e diretto da Emad Kashout, ci mette davanti a bagliori densi dove colori materici e vibranti risalgono dal nulla e si liberano dall'oscurità per colpire sguardi e coscienze. Oltre al Crocifisso in gabbia di quasi due metri, l'artista - conosciuto per le sue figure essenziali bianco su nero - esporrà all'esterno e all'interno altre creazioni, pensate appositamente per la Biennale, tra cui 7 tavole di zinco dipinte a fondo nero e 3 grandi olii su tela, che creano un continuum artistico e concettuale dal giardino dell'isola fino all'interno del Padiglione. Negli spazi interni si potranno ammirare una serie di opere di 2 x 1,5 metri, dipinte con tecnica ad olio su tela a sfondo nero: Annunciazione, Nell'orto degli Ulivi, Matteo e l'Angelo e una stupefacente Monna Lisa.
    Il 'Crocifisso in gabbia' è dipinto a olio su metallo. "La luce dall'interno della gabbia piano piano filtra dal buio e si fa strada: il simbolo della croce prigioniera nella gabbia e nel cuore dell'uomo è lì per portare una scintilla di fuoco e di speranza. Il volto, le mani, i piedi ne sono lo strumento, rappresentano il movimento, la vita, il nostro desiderio di appartenere al mondo" spiega Puglisi che induce nell'osservatore spunti di riflessione su temi cruciali ed attuali, a partire dalla croce come simbolo della condizione umana in un tempo sempre più povero di certezze e di valori.
    "Il mio tentativo di pittura si rivolge alla visione di qualcosa che è altro dal visibile empirico, ma col quale è inseparabilmente intrecciato e mescolato. L'opera non è morta, è viva, e il suo splendore continua a illuminare gli uomini e il tempo" dice Puglisi. (ANSA).
   

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