Il nero di Burri. Materia, luce e sguardo interiore

Nel museo di Città di Castello, toccare per 'vedere' le opere

di Luciano Fioramonti CITTA DI CASTELLO

CITTA' DI CASTELLO - Il nero prima di ogni altro colore, il buio prima della luce. Una immersione sensoriale, un invito a scoprire l' arte toccandola per dare via libera allo sguardo interiore e alla percezione più profonda. Comincia così nei grandi spazi degli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello il viaggio particolare tra le opere di Alberto Burri riunite fino al 28 agosto nella mostra ''La Luce del nero'' accanto ai lavori di altri grandi artisti del Novecento che si sono confrontati con questo colore. Consentire, anche grazie al linguaggio braille, a chi non ha la vista o è ipovedente di entrare in contatto con i materiali plasmati dal maestro dell' informale è uno degli obiettivi pensati da Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri, nella scia del progetto europeo dedicato all' arte e alla disabilità visiva in collaborazione con la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, il museo irlandese Glucksman di Cork e il Suvremene Umjetnosti di Zagabria, prossime tappe dell' esposizione.

Il buio della 'Camera sensoriale' è allora il punto di partenza che avvolge i visitatori, senza di distinzioni di capacità visive. Non potendo toccare le 38 opere selezionate, si possono mettere le mani su pannelli in braille e sulle riproduzioni in scala con catrame, pomice, tessuto, legno, ferro, plastica, cellotex, caolino e prodotti vinilici considerati estranei alle tecniche accademiche che l' artista ha utilizzato per la sua rivoluzione. La mostra segna anche la riapertura degli ex Seccatoi di Tabacco, sede espositiva dei grandi cicli pittorici di Burri insieme con Palazzo Albizzini che ospita la produzione classica, dopo sette anni di lavori un investimento di dieci milioni di euro per la riqualificazione degli ambienti. ''La condizione in cui si trovano i non vedenti - spiega il curatore - è l' oscurità, la 'caecitas' che coincide con il buio e il nero. Per questo abbiamo scelto opere che inizialmente contengono il nero e poi lo comprendono totalmente. Non solo colore, però, ma anche la necessità di guardarsi dentro, così come hanno fatto i poeti invitando a farsi veggenti''. Il nero tra la fine del Medioevo e il XVII secolo aveva perso il suo statuto di colore. Sono stati gli artisti a restituirgli la sua valenza cromatica e in particolare appare essenziale l'azione dell' ucraino Kazimir Malevič, esponente di punta della corrente suprematista russa e autore del celebre 'Quadrato nero su fondo bianco' del 1915, qui richiamata con riproduzione a stampa. Corà indica anche il Ritratto premonitore di Apollinaire del 1914 di Giorgio De Chirico, il busto di marmo con le lenti nere e in secondo piano il profilo del poeta con un segno sulla tempia dove effettivamente il poeta fu ferito, poco tempo dopo, durante la prima guerra mondiale. E l' immagine degli esponenti celebri del surrealismo - Magritte, Breton, Dalì, Ernst… - che invitavano a guardare la realtà con gli occhi chiusi.

Ecco poi i modellini fedelissimi dei capolavori che Burri inviava ogni anno a Natale a James Johnson Sweeney, il direttore del Guggenheim di New York che già nel 1955 lo aveva 'scoperto' e invitato a esporre con altri artisti europei. Dalla seconda metà del Novecento Burri ha usato il nero più di ogni altro artista. Cominciò nel 1948 appunto con il materico Nero 1, con le sue sfumature cromatiche messe in risalto dal quadratino azzurro in alto a destra della tela. Da allora la sua ricerca si sviluppò con una intensità sempre più marcata a partire dagli anni Settanta e Ottanta, celebrazione artistica della materia dai Sacchi, alla plastica industriale con gli effetti della combustione, al Cellotex, alla tridimensionalità della tela nelle Estroflessioni alle molteplici sfumature del Nero date dalla luce e dalla posizione stessa del quadro. A documentare la ricerca artistica di quegli anni contribuiscono le opere di grandi maestri, da Lucio Fontana, a Bizhan Bassiri, Enrico Castellani, Hans Hartung, Emilio Isgrò, Jannis Kounellis, Francesco Lo Savio, Robert Morris, Louise Nevelson, Claudio Parmiggiani, Mario Schifano, Pierre Soulages, Antoni Tàpies, diverse per stile, pratica e finalità ma ''purtuttavia capaci di suscitare nel visitatore stati d'animo, percezioni e sensazioni differenti''.

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