La 'Fontana' di Malov e la democrazia davanti alla guerra

L'installazione dell'artista ucraino alla Biennale di Venezia

di Roberto Nardi

Il motivo dell’acqua, dell’esaurimento delle fonti, prendendo spunto dalle fontanelle cittadine fuori uso, domina l’installazione di Pavlo Makov, l’artista protagonista con l’opera “The Fountain of Exhaustion”, del Padiglione ucraino, alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. L’esposizione è in una sala al primo piano dell’Arsenale, uno spazio aperto, un punto di forte richiamo davanti alla tragedia che sta investendo il popolo ucraino, mentre nell’altra sede della Biennale, ai Giardini, il grande padiglione russo è chiuso. Il lavoro di Makov alto cinque metri, con una piramide di contenitori disposti a piramide dove l’acqua che li riempie e poi fuoriesce non ha solo valore di richiamo all’esaurimento delle risorse naturali, ma interroga sul tema della democrazia davanti a una guerra.

“Non è importante essere artista. Non è il padiglione mio o della squadra con cui abbiamo realizzato questo progetto - dice Makov -. Questo è il padiglione dell’Ucraina e vogliamo fare il meglio per rappresentare la cultura, la dignità e la storia dell’Ucraina”. “Non posso trovare le parole per esprimere tutti i miei ringraziamenti - aggiunge -. In Italia tuo trovato tanta amicizia e solidarietà. L’organizzazione della Biennale ha permesso che questo lavoro fosse realizzato, ma in tantissime persone, anche incontrate per la prima volta, ho trovato aiuto ed amicizia”. Makov rileva che l’opera è stata rifatta in Italia perché il lavoro è rimasto a Kiev e lui, assieme alla moglie, alla madre e ad altre due donne, è arrivato in auto attraversando parte dell’Ucraina e via Vienna fino a Milano. Nella sua parole c’è un ringraziamento per lo spirito di vicinanza e aiuto espresso dall’Italia, dall’Europa, al popolo ucraino, ma poi evidenza che l’Europa per troppo tempo non ha capito che "l’arte, la musica, sono stati anch’essi strumenti di potere per la Russia".

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