I 100 anni del 'Cabaret del Diavolo' nella Roma futurista

Creazione di Depero, dopo locale di Balla e Teatro di Bragaglia

di Paolo Petroni ROMA

ROMA - ''Tutti all'inferno!!! Cabaret del Diavolo. Viaggio di andata e ritorno per l'Altro Mondo'' strillava il celebre volantino dell'artista futurista Fortunato Depero (1892 - 1960), per pubblicizzare l'inaugurazione esattamente 100 anni fa, il 19 aprile 1922, di quel locale chiamato appunto Cabaret del Diavolo, da lui ideato e creato nel centro di Roma, in Via Basilicata, annesso all'Hotel Elite et les Etragers come Bar Americano. Le tre sale, denominate Inferno, Purgatorio e Paradiso, avevano ognuna una specificità cromatica e tipologica: i mobili del Paradiso erano azzurri, quelli del Purgatorio verdi e quelli dell'Inferno rossi. L'illuminazione era creata sui toni bianco-rosa-azzurrino a riflettere e dar luce nella sala Paradiso a immagini di angeli e cherubini; nel Purgatorio bianco-verde per una coorte di anime verdi; rossa a dar atmosfera a diavoli e da
nnati avvolti dalle fiamme nell'Inferno.

 

''Qui a Roma c'è stato un improvviso e molteplice sboccio d'arte futurista: il futurismo applicato al cabaret'', scriveva Massimo Bontempelli, ricordando che solo a dicembre dell'anno prima si era aperto anche il Bal Tik Tak in Via Milano con ''Pitture vertiginose di moto e colori'', create, assieme all'arredamento, da Giacomo Balla, e di cui poco tempo fa sono stati scoperti e restaurati dei resti dell'ingresso. Ma in quello stesso fervido periodo nasce pure la ''Casa d'arte'' e lo storico ''Teatro degli indipendenti'' di Anton Giulio Bragaglia.
Il Cabaret del Diavolo era di proprietà di Gino Gori, che aveva allora 46 anni: letterato, critico militante noto per la sua intransigenza, negli anni tra le due guerre si fece sostenitore e protettore della cultura e dell'arte modernista prestando attenzione al teatro sperimentale e le esperienze futuriste. Fu lui allora a dare l'incarico a Depero di decorare e arredare il locale che aveva avuto in gestione dall'Hotel e che divenne ben presto noto come uno dei più stravaganti della capitale, sede della ''Brigata degli indiavolati'', poeti e artisti che, con altri, ne fecero il proprio ritrovo, attirando tanti clienti curiosi. Sette anni prima, nel 1915, Depero assieme a Balla aveva scritto e firmato il manifesto intitolato ''Ricostruzione futurista dell'Universo'', che prevedeva il superamento della pittura e della scultura per ''ridisegnare'' e ''riplasmare'' secondo un'estetica futuristica ogni ambito del vivere umano. Il tempo comunque porterà i due artisti a seguire percorsi con molte analogie ma diversi. Balla seguirà il suo lavoro creativo a un livello di ricerca personale, mentre Depero sentirà l'esigenza di uscire dall'ambito delle esposizioni d'arte e delle gallerie per affrontare in modo pragmatico un'arte applicata, utilizzabile nella vita quotidiana e da mettere sul mercato, diventando uno dei primi grafici e designer moderni. E' proprio su queste intenzioni di Depero che già dal 1918 nacquero in Italia le cosiddette ''Case d'Arte futuriste'': a Roma quelle di Enrico Prampolini, di Anton Giulio Bragaglia e di suo fratello Carlo Ludovico, di Roberto Melli; a Bologna quella di Tato; a Palermo quella di Pippo Rizzo. Quella di Depero a Rovereto, che però vedrà la luce in ritardo rispetto alle altre a causa dei vari impegni dell'artista, che già lo stesso ano dell'apertura del Cabaret romano parteciperà a una mostra collettiva al ''Winter Club'' di Torino, organizzando questa volta per i volantini che invitano a visitare l'esposizione un lancio sulla città da un aereo, quello dell'amico futurista Fedele Azari.
Sempre 100 anni anni fa Balla, realizzava, oltre a arredi e decorazioni della sua casa privata in Via Oslavia, il soffitto luminoso della sala futurista della Casa d'Arte di Bragaglia, trasferitasi da Via Condotti in Via degli Avignonesi. Nei locali ricavati nei sotterranei dei Palazzi Tittoni e Vassalli che conservavano le terme romane di Settimio Severo, nel 1923 Bragaglia affiancava alla galleria, che nel 1921 aveva tra l'altro visto la prima esposizione Dada in Italia, anche il ''Teatro degli Indipendenti'' per il quale Virgilio Marchi, scenografo e architetto futurista, aveva realizzato il ridotto e il bar. E' il luogo dove per otto stagioni, Bragaglia portò avanti il suo rinnovamento dell'arte teatrale a partire da una nuova idea di regia e l'uso di scenografie ''cromatiche'', mettendo in scena gran parte dei testi d'autori d' avanguardia italiani e stranieri di quegli anni, da Jarry ad Apollinaire e i futuristi, da Pirandello a Bontempelli o Campanile, da O'Neill a Brecht, solo per fare dei nomi e capire che posto importante e rivoluzionario fosse quello e Roma negli anni Venti. (ANSA).

   

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