L'Italia prima nelle infrastrutture europee per la ricerca

Con quattro progetti assegnati

Redazione ANSA ROMA

Un telescopio di nuova generazione da 1,9 miliardi di euro che andrà a caccia di onde gravitazionali, un acceleratore di particelle al plasma da 569 milioni, una piattaforma per l'analisi dei Big Data e una per le ricerche sulle religioni: sono le nuove infrastrutture per la ricerca che saranno costruite in Italia, delle 11 previste nella nuova Roadmap varata dall'organizzazione europea delle infrastrutture di ricerca Esfri (European Strategy Forum on Research Infrastructures) per un investimento complessivo di 4,1 miliardi.

L'Italia, che con l'assegnazione del telescopio Einstein, si è aggiudicata il più ambizioso e costoso dei nuovi progetti europei, partecipa inoltre ad altri 5 progetti guidati da enti di altri Paesi. I progetti erano stati candidati nel settembre 2020 dall'Italia, attraverso il ministero per l'Università e la Ricerca.

Un risultato che fa dell'Italia una "protagonista nel panorama europeo della ricerca", ha osservato il ministro dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa. "L'approvazione da parte dell'Esfri di 11 nuovi progetti, di cui ben 9 vedranno la presenza italiana, rappresenta - ha aggiunto -una buona notizia per il nostro Paese ed è la conferma di quanto la ricerca italiana possa diventare sempre più riferimento in contesti internazionali". Per Messa "la decisione di Esfri è la dimostrazione concreta alla partecipazione attiva della comunità scientifica italiana nelle Infrastrutture di Ricerca e della capacità di contribuire in maniera determinante nel proporre innovazioni al fine di colmare quei divari che ancora esistono in diversi settori e ambiti della società".

L'Italia è così in prima fila con alcuni dei suoi principali enti pubblici di ricerca, come il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) responsabile di Resilience, sugli studi religiosi e SoBigData++ RI, e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), alla guida dell' Einstein Telescope (Ey) e dell'acceleratore Eupraxia (European Plasma Research Accelerator with Excellence in Applications).

Per il presidente dell'Infn, Antonio Zoccoli, "le grandi infrastrutture di ricerca sono una risorsa per la scienza e la conoscenza, ma anche per lo sviluppo industriale, l'innovazione tecnologica, la crescita economica, culturale e sociale". Il prossimo passo, ha aggiunto, sarà adesso "valorizzare la candidatura del sito italiano a ospitare l'Einstein Telescope, e siamo certi che con il sostegno del ministero dell'Università e della Ricerca, della Regione Sardegna, delle Istituzioni nazionali e locali, abbiamo ottime possibilità di raggiungere l'obiettivo". Al progetto partecipano anche Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e le università di Sassari e Cagliari.

Al progetto dell'acceleratore Eupraxia, che sarà realizzato nei Laboratori Nazionali di Frascati dell'Infn, partecipano anche Cnr, Enea, e le università Sapienza di Roma e Tor Vergata.

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