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Per l’amiloidosi cardiaca è centrale la diagnosi precoce

Famy, “Fondamentale iniziare subito i trattamenti”

Roma ANSAcom

Nei pazienti affetti da amiloidosi una proteina ha una conformazione “anomala” che si raggruppa e si accumula. Quando è colpito il cuore può esserci un’insufficienza cardiaca e una aritmia. La sua diagnosi precoce è dunque essenziale perché la sopravvivenza stimata per i pazienti che ne sono affetti è di 3-5 anni dalla diagnosi. Cogliere i primi segnali, per i pazienti rari adulti, rappresenta il punto di partenza di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali personalizzati, caratterizzati da multidisciplinarietà, da una forte integrazione tra centri hub e centri spoke e da un forte coinvolgimento del territorio, fino alla domiciliarizzazione delle cure. E’ quanto emerso nel corso dell’incontro “Malattie rare nell’adulto. Quali prospettive nei percorsi di diagnosi e cura”, organizzato da The European House-Ambrosetti, con il contributo di Pfizer, e trasmesso in streaming su ANSA.it. “Tra le malattie rare dell’età adulta l’amiloidosi cardiaca è una patologia molto complessa, di gran lunga sotto-diagnosticata, con un decorso progressivo e con una sopravvivenza ancora limitata soprattutto se non diagnosticata in tempo - commenta Daniela Bianco, partner e responsabile dell’Area Healthcare di Ambrosetti - Alcune esperienze specifiche e le competenze sviluppate da alcuni team multidisciplinari consentono di avere un approccio nuovo alla patologia, dalla fase del sospetto diagnostico al monitoraggio”. “L’inizio precoce della terapia, soprattutto se con farmaci innovativi, è fondamentale per questi pazienti ma ancora oggi terapie che potrebbero impattare significativamente sulla qualità di vita, non sono in realtà disponibili”, spiega Francesco Tosi, rappresentante dell’Associazione italiana amiloidosi familiare (Famy).

In collaborazione con:
Malattie rare

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