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Ancelotti super, Europa ai piedi di Re Carlo

Record di Champions e Grande Slam scudetti

Se è vero che la vendetta è un piatto che va servito freddo, Carlo Ancelotti ha dovuto aspettare diversi anni prima di pareggiare i conti e mettersi la coscienza in pace. O meglio il sigaro in bocca: quell'immagine, nel giorno dello scudetto Real alcune settimane fa, e' l'emblema di un allenatore che ha vinto tutto e ora "se la gode", come dice con spirito da emiliano. Il nome Liverpool, infatti, gli evocava finora delusioni o sconfitte al fiele - da giocatore infortunato con la sua Roma nell'84, da allenatore in panchina col Milan nel 2005 - per notti insonni e speranze naufragate per una questione di centimetri. Ma ora che lo ha battuto nella finale di Parigi per la quattordicesima Coppa Campioni della storia Real, nella storia c'e' entrato lui, come uomo dei record oltre che delle rivincite.

 

EUROPA AI PIEDI DI RE CARLO 
E l'Europa e' ai piedi dell'unico allenatore ad aver vinto quattro volte quella Coppa, e l'unico a essersi laureato campione nei cinque campionati top d'Europa. Il tutto con il Liverpool nel destino. La storia personale fra Ancelotti e la più importante squadra della città dei Beatles ha un prologo sfortunato nella stagione 1983/84, poi si complica nel 2005. In quell'occasione gli inglesi gli negarono la conquista della Champions nel modo più rocambolesco, a Istanbul: il Milan allenato da Ancelotti domina il primo tempo e lo chiude sul 3-0, ma i tempi regolamentari finiscono 3-3 dopo l'incredibile rimonta dei Reds, che vinceranno ai rigori. Altro spettro della memoria per Ancelotti, che nell'84 aveva guardato solo da spettatore la sua Roma perdere ai rigori un'altra finale, all'Olimpico, contro il Liverpool; l'infortunio al ginocchio l'aveva tenuto fuori per grande parte della stagione, e il rientro sarebbe avvenuto solo poco dopo quella storica disfatta. Una parziale rivincita, 'Re' Carlo - come oramai lo ha incoronato la stampa spagnola e quella di tutta Europa - se l'era a dire il vero presa gia' nel 2007, vincendo la sua seconda Coppa da tecnico ad Atene.

ANCELOTTI RECORD E RIVINCITE
Ma la finale vinta a Parigi e' stata la chiusura del cerchio: con il quarto successo ha superato Zidane, che ne aveva vinte tre e tutte col Real, e soprattutto il mitico Bob Paisley, allenatore del grande Liverpool a cavallo tra anni '70 e '80. Ora su Ancelotti piovono i complimenti del Barcellona e degli avversari, dei suoi vecchi tifosi e dei maestri come Arrigo Sacchi. Ma che sia da giocatore o da tecnico, in Italia o in giro per l'Europa, quello del ragazzo di Reggiolo 'scoperto' calcisticamente da Nils Liedholm e' un destino da vincente. Così, dopo l'1-0 a un Liverpool che ieri sembrava dominare, Ancelotti ha raccontato che quando nella Liga il Real, primo, aveva subito il brutto ko in casa col Barcellona, 4-0, al presidente Florentino Perez l'aveva confidato in un orecchio: "vinciamo campionato e Champions". Lui poteva dirlo, da uomo dei record. E ora festeggia a Madrid, col sigaro in bocca. 

 

IL GRANDE SLAM DEGLISCUDETTI
Come lui nessuno mai. Ne e' passato di tempo da quel piovosissimo 14 maggio 2000, giorno in cui la 'sua' Juventus naufrago' nelle sabbie mobili dello stadio Curi, al cospetto del Perugia, e a Carlo Ancelotti venne affibbiato il poco edificante appellattivo di 'eterno secondo'. Da allora, l'allievo di Arrigo Sacchi ha preso la rincorsa, fino al Grande Slam degli scudetti: col titolo vinto in Spagna sulla panchina del Real Madrid, 'Re Carlo V' e' divenuto il primo allenatore ad avere vinto i campionati dei cinque piu' importanti del calcio continentale: nell'ordine, Italia, Inghilterra, Francia, Germania e, adesso, Spagna. Dal passato remoto al presente che, per 'Carletto', ha i colori della vittoria. Successi straordinari e senza confine, indiscutibili, come il suo calcio avvolgente, che trae origine dalle teorie 'Sacchiane': l'Arrigo da Fusignano fu suo allenatore al Milan e poi lo guido' nei primi passi da tecnico. Oggi che Ancelotti e' diventato l'unico titolare di una panchina ad avere vinto almeno un titolo in tutti e cinque i maggiori campionati di tutta Europa, nessuno ricorda piu' il diluvio di Perugia, Calori, ne' tantomeno l'arbitro Collina, che aspetto' tanto e poi fece giocare al Curi quel Perugia-Juventus, che sarebbe risultato decisivo ai fini dello scudetto (della Lazio). Ancelotti e' salito sull'Olimpo delle leggende della panchina perche' , dopo avere guidato al titolo il Milan (2003/04) dei Kaka' e degli Shevchenko, il Chelsea (2009/10), il Paris Saint-Germain (2012/13) e il Bayern Monaco (2016/17), e' salito sul tetto della Liga con quattro giornate d'anticipo: oggi si gode il proprio successo spagnolo, la terra dove ha gia' vinto la 'decima' Champions proprio con i 'Blancos'. Da domani si tuffera' nel clima della serata da tregenda che lo attende contro il Manchester City di Pep Guardiola: in palio un posto nella finale di Parigi.

"Sono molto emozionato, la stagione e' stata spettacolare, molto regolare e coerente. Devo ringraziare i giocatori per il lavoro svolto e l'atteggiamento. Oggi dobbiamo solo festeggiare e non parlare", le parole di Ancelotti dopo la conquista della Liga, in un Bernabeu piu' 'blancos' che mai. "Mi piace quello che faccio, ne sono fiero. Voglio continuare a vincere titoli con il Real Madrid. E dico ai tifosi che mercoledi' , contro il Manchester City in Champions, servira' questa atmosfera", ha aggiunto. Con il titolo odierno, Ancelotti ha superato l'austriaco Ernst Happel, cui e' dedicato il Prater di Vienna, il portoghese Jose' Mourinho e Giovanni Trapattoni: tutti e tre tecnici vincenti in quattro nazioni differenti, mentre al primo posto in senso assoluto c'e' il croato giramondo Tomislav Ivic (con un passato in Italia sulla panchina dell'Avellino, in Serie A), che e' stato campione in sei nazioni differenti. La differenza fra Ancelotti e il collega croato e' sostanziale e sta nel prestigio dei campionati, perche' Ivic ha vinto nella ex Jugoslavia, in Olanda, in Belgio, in Grecia, in Portogallo e in Francia, Carletto si e' imposto in realta' di tutt'altro profilo. Da oggi nessuno e' come lui.

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