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Elezioni, Letta contro Meloni. Berlusconi: 'Correrò al Senato'

Letta: 'Meloni cerca di incipriarsi e cambiare'. La replica: 'Io credibile, no lezioni dal Pd'. Conte: 'Andremo da soli'

Il Pd e Più Europa hanno messo sul piatto la carta Carlo Cottarelli. E' una candidatura dalla doppia funzione: rafforzare la squadra e indebolire gli avversari. Perché, come ha sottolineato Enrico Letta, "Cottarelli sarà una delle principali punte di diamante della campagna elettorale". Ma anche perché è stato strappato a Carlo Calenda: l'economista ha lavorato al programma di Azione ed era considerato uno dei suoi papabili esponenti. Le liste dello schieramento guidato dal Pd verranno presentate nel fine settimana. Lo slogan della campagna è: "O noi o Meloni". E infatti, verso la candidata premier del centrodestra Letta ha usato parole dure: "Sta cercando di cambiare immagine, di incipriarsi, ma mi sembra una posizione molto delicata, se i punti di riferimento sono Orban e Vox". E' stato un innesco. "Non accettiamo lezioni da chi si erge a paladino dell'atlantismo ma poi stringe patti con la sinistra radicale nostalgica dell'Urss - gli ha risposto la leader di FdI - Noi non abbiamo bisogno della cipria, mentre voi non riuscireste a coprire le vostre contraddizioni neanche con lo stucco". Poi, l'affondo: "Al netto della misoginia che questa frase tradisce e dell'idea secondo la quale una donna dovrebbe essere attenta solo a trucchi e borsette, il vostro problema è che non ho bisogno di 'incipriarmi' per essere credibile". Malgrado l'ordine di scuderia sia "guardiamo avanti", lo strappo di Calenda brucia ancora. "Oggi - ha detto Bendetto Della Vedova, di Più Europa, giocando sul nome di battesimo di Cottarelli e del leader di Azione - rilanciamo quel patto con un altro Carlo. Questa volta durerà il patto e durerà Carlo". Mentre Emma Bonino ha picchiato duro: "Mai avevo visto un voltafaccia così repentino, immotivato e anche truffaldino". Non meno velenosa la replica: "Emma Bonino, io sono una persona educata, Cerca però di non perdere il controllo di te stessa. Grazie", ha scritto il leader di Azione su Twitter. Ad annunciare la corsa con Pd e Più Europa è stato lo stesso Cottarelli, videocollegato a una conferenza stampa: "E' stato per me naturale accettare l'offerta. Ci unisce una visione progressista e non conservatrice. L'avversario principale è chi porta avanti la visione conservatrice". Cottarelli sarà capolista con il Pd (Democratici e progressisti) nel proporzionale e sarà presente in un collegio uninominale al nord. Fra Cottarelli e le posizioni di due alleati del Pd, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, "non c'è contraddizione - ha detto Letta - anzi, proprio la candidatura di Cottarelli dimostra che ci sono tanti punti comuni e la capacità di andare oltre le singole frontiere dei singoli partiti". Al centro, intanto, sembra prendere forma il Terzo polo Azione-Iv: "Auguri a Calenda e Renzi - ha commentato il deputato e componente della segreteria Pd, Enrico Borghi - Se riusciranno, nell'ambito della loro solitudine, a trovare un accodo per quello che evidentemente è un cartello elettorale finalizzato alla sopravvivenza, auguri. In Italia non c'è una domanda straordinaria del cosiddetto moderatismo di centro". Nel Pd c'è chi auspica un bilanciamento: "Leggo che qualcuno ritiene che la funzione del Pd dovrebbe essere quella di rappresentare la sola sinistra - ha scritto su Facebook il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini - Fosse stato per tali scienziati non avremmo vinto le regionali del 2020 in Emilia-Romagna, né in città come Piacenza e Rimini", grazie a "un centrosinistra rinnovato, plurale e civico. Non ho nostalgia del Pds o dei Ds".

Cottarelli: 'Accetto l'offerta di Pd e +Europa di candidarmi'

Due annunci in pochi minuti: Silvio Berlusconi si ricandida al Senato e non mette veti su Giorgia Meloni per Palazzo Chigi, convinto che "si dimostrerà adeguata al difficile compito", se il suo nome sarà il più votato e quindi quello indicato al capo dello Stato come premier. Nel ruolo di 'patriarca' della coalizione, il leader di Forza Italia smuove le acque nell'intento di rafforzare l'immagine di un centrodestra unito che si avvicina al 25 settembre in linea con la tabella di marcia, e più spedito degli avversari, ancora in altomare. Due punti fermi, quindi, si aggiungono al 'carniere' pre-elettorale che nascondono però distanze non superate - sui programmi e sulle elezioni regionali, in primis quelle siciliane - e caselle ancora da riempire su candidature e collegi. In particolare, sul peso dei quattro 'centristi' della squadra (Udc, NcI, CI e Iac), al lavoro sul progetto di una lista unica - al rush finale, secondo più voci - e in cerca di un maggior numero di collegi su cui potrebbe aiutarli Fratelli d'Italia, cedendone alcuni. Intanto, la nuova discesa in campo annunciata dal Cavaliere toglie il velo sul suo desiderio di rivalsa, mai sopito, dopo la "cacciata" dal Senato nove anni fa per via della legge Severino. "Penso che mi candiderò, così faremo tutti contenti, dopo aver ricevuto pressioni da tanti, anche fuori da Forza Italia", rivela l'ex premier a Radio anch'io. Sciolta la riserva personale, Berlusconi non si mette di traverso sulla premiership da sempre contesa fra gli alleati. E fa un mezzo endorsement alla leader romana: "Noi abbiamo detto che chi ha più voti proporrà al capo dello Stato il nome del candidato premier, se sarà Giorgia, io sono sicuro che si dimostrerà adeguata al difficile compito". Meloni tace e non ricambia la cortesia. Anzi, sul fronte siciliano alza i toni. Al ritiro annunciato dal governatore Nello Musumeci, per un suo bis da sempre caldeggiato da FdI, e al diritto di prelazione che FI continua a rivendicare lanciando il nome di Stefania Prestigiacomo, Meloni non ci sta. E su Twitter insiste: "in Sicilia il candidato migliore per noi rimane Nello Musumeci". Quindi attacca gli azzurri: "Non ci si può chiedere di sostenere un candidato che saliva sulla Sea watch con il Pd" riferendosi appunto alla ministra siciliana, senza citarla. Ma ormai, complici gli ultimi sondaggi, per FdI il rivale diretto è il Pd di Enrico Letta. Con lui va in scena l'ennesimo battibecco, stavolta sulla posizione internazionale. "Meloni sta cercando di cambiare immagine, di incipriarsi, ma mi sembra una posizione molto delicata, se i punti di riferimento sono Orban", gli contesta il segretario toscano. Lei tira dritto e ribadisce: "La posizione di FdI in politica estera è coerente ed estremamente chiara". E sembra inalberarsi: "Non accettiamo lezioni da chi si erge a paladino dell'atlantismo, ma poi stringe patti con la sinistra radicale nostalgica dell'Urss". Nelle stesse ore gira on line il videomessaggio riservato alla stampa estera in cui - in inglese, francese e spagnolo - ribadisce la fedeltà all'atlantismo e rimarca la condanna del fascismo "senza ambiguità" fatta dalla destra italiana. Polemiche a parte, la presidente di FdI va avanti con le sue idee, anche sul governo che verrà. E pur sostenendo un governo politico, in un'intervista a Panorama, apre a ministri tecnici: "Questo non ci impedirà di avvalerci, se necessario, di competenze che non vengono dalla politica di partito". Al settimanale parla anche di flat tax ma, sulle modalità, prende le distanze da Matteo Salvini. Per il leghista, la tassa piatta resta al 15% e l'intento è di estenderla, con la stessa aliquota, ai lavoratori dipendenti e famiglie. Più prudente FdI: "Meglio iniziare ad applicarla sui redditi incrementali, cioè sull'aumento del reddito rispetto all'anno precedente", spiega Meloni e rinvia l'estensione a quando "si sarà innescato il meccanismo virtuoso".

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