Corea del Nord, Trump-Xi a Pyongyang: "Basta provocazioni"

Casa Bianca: 'sanzioni Onu passo per pace nella penisola'

Scambi di minacce e venti di guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord, con quest'ultima che afferma di voler cancellare gli Usa. Kim si pentirà, assicura Trump annunciando di valutare nuove sanzioni contro Pyongyang. Telefonata tra il presidente Usa e Xi: no a retorica o azioni rischiose, chiede il leader cinese. Tokyo ha schierato intanto i missili intercettori. I presidenti Donald Trump e Xi Jinping si sono detti d'accordo sul fatto che la Corea del Nord deve smetterla con il suo comportamento provocatorio, e hanno ribadito il loro impegno alla denuclearizzazione della penisola coreana. Lo afferma la Casa Bianca riferendo della conversazione telefonica fra il presidente Trump e Xi. ''I leader hanno affermato che le recenti sanzioni dell'Onu alla Corea del Nord sono state un passo necessario per raggiungere la pace e la stabilita' nella penisola coreana''.

In 3,5 milioni chiedono di arruolarsi contro Usa - La crisi con gli Usa ha mobilitato circa 3,5 milioni di nordcoreani, tra giovanissime generazioni e soldati in pensione, a presentare la domanda di arruolamento o reintegro allo scopo di vendicarsi contro Washington dopo le sanzioni del 5 agosto da parte del Consiglio di Sicurezza Onu. Lo riporta il Rodong Sinmun, il quotidiano del Partito dei Lavoratori, secondo cui 3,475 milioni di persone (sul totale di quasi 25 milioni dell'intera nazione), inclusi studenti, giovani lavoratori e veterani, hanno manifestato "patriottismo" in soli tre giorni da quando Pyongyang affermò il 7 agosto di volersi vendicare con "una severa azione di giustizia" a danno degli Stati Uniti attaccando l'isola di Guam. Un movimento diffuso nel Paese, scrive il quotidiano: solo in provincia di North Hwanghae "89.000 giovani hanno chiesto di arruolarsi il 9 agosto". Mercoledì la tv statale Kctv ha dato conto della manifestazione di massa tenuta a Pyongyang con oltre 100mila persone a sostegno della leadership, mentre nelle città di provincia si sono tenute iniziative in scala minore. 

Kim, 'cancelleremo Usa'. Trump, 'si pentirà di minacce'  - I venti di guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord soffiano sempre più forti. Un incubo per l'intera comunità internazionale e per i mercati, che ora temono di potersi davvero trovare sull'orlo di un conflitto atomico. E gli ultimi scambi verbali tra Pyongyang e Washington non lasciano spazio all'ottimismo. "Vi spazzeremo via, vi cancelleremo, ridurremo gli Stati Uniti in cenere", e' l'ultima tremenda provocazione lanciata dal regime di Kim Jong-un, che accusa Donald Trump di portare il mondo "sull'orlo di una guerra nucleare". "L'America e' pronta a colpire", replica il presidente americano, che in serata rincara la dose: "Spero Kim si renda conto della gravita' di quello che ho detto. Si pentirà delle minacce agli Stati Uniti". Nonostante le divisioni all'interno della sua amministrazione, quindi, Trump mantiene una posizione durissima, soprattutto dopo la minaccia di un attacco all'isola di Guam, nel Pacifico, territorio Usa che ospita una delle principali basi militari e navali americane. Parole di fuoco dall'una e dall'altra parte, dunque, che non aiutano a fermare un'escalation senza precedenti. E non aiutano nemmeno il tentativo di trovare una soluzione diplomatica che - nonostante tutto - va avanti dietro le quinte. "Ci stiamo lavorando con i nostri alleati", ha confermato il capo del Pentagono James Mattis, parlando di "catastrofe" in caso di conflitto ma sottolineando gli sforzi compiuti con Giappone e Corea del Sud per risolvere la situazione pacificamente. Del resto - spiegano fonti di Washington ben informate - l'amministrazione Trump da parecchi mesi ha avviato un canale di dialogo segreto con Pyongyang. Dialogo per affrontare sia la questione dei prigionieri americani detenuti nel Paese sia quella del deterioramento delle relazioni. Un canale che si spera possa diventare la base per una discussione piu' seria, anche sul programma nucleare nordcoreano. Ma la preoccupazione nel mondo cresce inevitabilmente. "Ritengo che i rischi di una guerra siano molto alti", ammette il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, con Mosca che lancia un appello ad abbassare i toni e che intanto ha deciso di rafforzare i sistemi anti-aerei dislocati nell'Estremo Oriente del Paese, proprio nelle aree limitrofe alla Corea del Nord. Anche il Giappone - uno dei Paesi piu' a rischio in caso di una guerra - sta rafforzando le sue difese e procedendo allo schieramento di missili intercettori nella parte occidentale del Paese, in risposta al piano di Kim per attaccare il territorio Usa di Guam. In Europa l'Alto Rappresentante Federica Mogherini ha convocato il Comitato per la sicurezza per il 14 agosto, mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel alza la voce. E le sue parole sembrano essere riferite a Donald Trump: "Non c'e' una soluzione militare nella crisi della Corea del Nord. E la retorica dell'escalation e' sbagliata". Il presidente Usa incassa il colpo, ma cio' che lo preoccupa di piu' e' la Cina: "Basta dimostrazioni di forza. Tutte le parti dovrebbero fare di più per allentare le tensioni", tuona il portavoce del ministero degli esteri di Pechino Geng Shuang. Per fare il punto il presidente americano ha quindi riunito nella sua residenza estiva di Bedminster, in New Jersey, un vertice di crisi con il segretario di stato Rex Tillerson, quello alla difesa James Mattis e i suoi piu' stretti collaboratori sul fronte dell sicurezza nazionale. Allo studio tutte le opzioni, comprese quelle militari. "Vedremo...", aveva del resto risposto Trump a chi ieri gli chiedeva dell'ipotesi di un attacco preventivo. Per seguire la crisi, il presidente farò ritorno a Washington il 14 agosto in giornata, la vigilia dell'annunciato attacco nord coreano su Guam. E l'isola, intanto, distribuisce un vademecum ai suoi abitanti, fornendo indicazioni su cosa fare in caso di attacco nucleare.

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