di Claudio Peri e Martino Iannone
ANSA MagazineaMag #

"Come Rambo, ma non è un film"

Un photoreporter dell'ANSA ha trascorso due settimana con il 185mo RRAO, le forze speciali dell'Esercito Italiano

"Te la senti di seguire un'esercitazione delle Forze Speciali dell'Esercito?" Non me lo faccio ripetere due volte, corro a casa a preparare la valigia. Mentre scelgo con cura vestiti adatti a questa avventura, inizio a immaginare lanci con il paracadute, elicotteri, gommoni. Valigia chiusa, mi metto sul treno direzione Livorno, Caserma Pisacane, sede del 185' RRAO, Reggimento Ricognizione Acquisizione Obiettivi, Reggimento di Forze Speciali dell'Esercito Italiano ad elevata connotazione Intelligence. Al mio arrivo mi accoglie il comandante Andrea Vicari che mi racconta la storia del Reggimento e mi illustra le attività che faranno i suoi uomini nelle prossime due settimane. L'esercitazione Blizzard I serve a testare le capacità in ogni teatro operativo: dall’ambiente montano a quello anfibio, da quello desertico a quello mediterraneo e continentale.

Alla conquista della vetta con le Forze Speciali

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L'esercitazione in parete

A bordo del un mezzo militare VM90, arriviamo ai piedi di una pendice rocciosa dove, ad attendermi, trovo uomini equipaggiati di caschetto, corde e moschettoni. Imbracciano fucili e sulle spalle hanno zaini che arrivano a pesare anche trenta di chili. Sale il primo. Io resto ai piedi della parete a scattare le foto in silenzio per evitare di disturbare l'esercitazione mentre l'operatore del 185' assicura le corde alla parete. Il resto del distaccamento - la squadra composta da otto operatori del 185'RRAO - rimane a terra a fare sicurezza. Una volta che il primo è arrivato in cima, salgono gli altri.

L'indomani la sveglia è alle 6. Mezz'ora dopo un gruppo di allievi già si allena sotto la finestra della mia stanza. Che piova o ci sia il sole, tutte le mattine loro sono lì a correre. La preparazione fisica è fondamentale per diventare un acquisitore del 185' RRAO. E' una scelta di vita. Si entra a far parte della "famiglia" dopo un corso di 50 settimane durante le quali l'allievo è messo alla prova sia fisicamente che psicologicamente.  Alle 7 ho l'appuntamento con il Comandante. E' presto, ma i tempi sono stretti e a quell'ora il bar è già pieno di uomini in mimetica. Alle 7.30, il primo briefing dell'esercitazione. Si fa il punto sulle forze in campo e sulle attività in programma. L'alzabandiera, qui, si fa alle 8.15 davanti alle finestre delle palazzine che circondano la caserma. Al suono della tromba il piazzale si riempie di "Baschi amaranti". E' un momento solenne. "185!" Urla il Comandante. "Folgore!", l'urlo dello schieramento. Partono le due strofe dell'Inno di Mameli. Sono all'ultima fila, davanti a me e al mio fianco, uomini in divisa cantano l'inno d'Italia. Tra le teste spunta il Tricolore che sale piano, issato al palo al centro del piazzale.  "Rompete le righe!" e, dopo poco, non c'è più nessuno.


Dritti al bersaglio


Il simulatore VBS3

Il VBS3, Virtual Battle Space 3, è un simulatore in prima persona di uno scenario 3D. Con le macchine fotografiche al collo, entro un padiglione in penombra. E' suddiviso in due sale, da una parte la sala regia dove si danno gli ordini e dall’altra due militari vestiti di tutto punto che fanno osservazione pronti a fare fuoco al comando ricevuto. Nulla è lasciato al caso, i minimi particolari ne sono la prova: sono riprodotti persino i suoni della natura, come il frinire delle cicale o il vento.


Operatori 185' RRAO in Osservation Post

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Observation post

È nel pomeriggio che ci dirigiamo presso un’area di addestramento militare. Vengo accolto dal comandante di un distaccamento, l’unità più piccola sul campo. Mi chiede di seguirlo. Scendiamo scalini coperti di fango, scavalchiamo un filo spinato e superiamo un piccolo ruscello. “Siamo già in osservazione e non dobbiamo farci scoprire”. Si rifà al motto del 185’RRAO, Videre Nec Videri. Con un piede sposta un mucchio di foglie scoprendo una botola di legno. La alza e sotto ci sono due Operatori del 185' che continuano il loro lavoro senza distrarsi. Entro anche io nella buca. È stretta e angusta. È un cunicolo buio con le pareti di terra umida. Da un lato c'è l'accesso, dall'altro, un'apertura dalla quale si osserva un target e vengono scattate foto da inviare al comando centrale.

Anche 48 ore lì dentro. Io, mi accontento dei 15 minuti.


185' RRAO, scatta operazione anfibia


Gli sniper

Alzabandiera e poi via, come di consueto, su un VM90. Siedo nella parte posteriore del mezzo. A fianco a me un ragazzo di una trentina d'anni che mi anticipa cosa fotograferò. Ci dirigiamo al poligono Sniper. Ha più o meno la mia età e nel tragitto gli faccio mille domande. "Hai famiglia?" faccio io e lui sorride "Si, ho anche una bimba, il secondo è in arrivo tra due mesi". Provo a mettermi nei suoi panni per qualche secondo e lo immagino spesso lontano da casa, tra mille difficoltà. Mi immedesimo e gli chiedo se sia duro conciliare la famiglia con il lavoro. Lui mi guarda e brucia ogni dubbio: "Mia moglie è più Forza Speciale di me, insieme siamo una squadra".

Una volta al poligono si indossano le tute mimetiche. Io inizio ad impostare tempi e diaframmi sulla mia fotocamera.
Per motivi di sicurezza non possono essere ripresi a viso scoperto. Coperti da rami e foglie, sono ormai pronti. E' difficile distinguerli dalla vegetazione circostante. Si sdraiano sotto un albero, mi spiegano che spesso restano immobili anche per ore. L'occhio è attento. Scrutano, nel mirino del fucile di precisione, un bersaglio che va dagli 400 metri a distanze addirittura superiori al chilometro.
Mi sdraio al loro fianco, “Shooter ready!” Il colpo va a segno. Accendo il visore della mia Nikon: sono riuscito a riprendere la fumata dello sparo.


Operatori 185' RRAO in addestramento sniper

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Il lancio in caduta libera

Alle 8,30, fatto l'alzabandiera, i distaccamenti caricano i paracadute sul "Cacciamali", come vengono chiamati in gergo i pullman verdi dell’Esercito. La zona di aviolancio è a mezz'ora dalla caserma del RRAO. Quando arriviamo fa ancora freddo. Due minuti per scaricare i bagagli, poi iniziano a prepararsi. L'aereo che porterà le squadre a quota 4200 metri si alzerà cinque volte. Mi è concesso salire a bordo per due decolli. Il portellone è una piccola serranda al di là della quale ci sono due sedute parallele alla direzione di marcia dove i militari si siedono a cavalcioni. Sarò l'unico ad atterrare con il pilota. Il motore aumenta i giri, l'aereo prende velocità sulla pista d'erba e stacca le ruote da terra. Gli operatori del 185'RRAO si passano gli ordini "Due minuti, due minuti!" 

La serranda dell'aereo si apre a quota 4200metri, i passeggeri sfilano sicuri per lanciarsi nel blu. Resto solo col pilota che scende in picchiata mangiando avidamente gli oltre 4000 metri in appena due minuti.


Videre nec videri


La truna

Ci spostiamo sull’Appennino Tosco-Emiliano ai piedi del monte Cimone. C'è la neve. Un distaccamento ha passato la notte lì. Scendiamo dal VM90 e ci accoglie un acquisitore del 185’RRAO in mimetica e zaino bianchi. Anche il fucile è coperto da una garza per mimetizzarlo il più possibile con l'ambiente. La neve non aiuta e gli operatori devono creare dei tracciati con le impronte che allontanino un eventuale nemico dal proprio nascondiglio. Mi accompagnano davanti OP (observation post) innevato, una buca scavata nella neve idonea ad osservare, ovviamente senza essere visti, un obiettivo. L'hanno realizzata in poche ore. L’accesso è coperto da un telo bianco. Al suo interno ci sono due acquisitori. Entro. A terra sono adagiati due tappetini antiscivolo. La parete di fronte l'accesso ha un foro grande quanto il diametro dell’obiettivo 800mm puntato all'esterno. I due operatori sono attrezzati di tutto, ciaspole per camminare sul ghiaccio, computer con trasmissioni satellitari, zaini con generi alimentari. Con una temperatura incredibilmente mite sono in grado di resistere anche giorni.


Operatori 185' RRAO in osservazione in Truna

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Lancio in notturna da elicottero NH90

Alle 17 atterra un elicottero NH90, appartenente al 3’ REOS, Reparto dell’Aviazione Leggera dell’Esercito. L’equipaggio fa un briefing con gli operatori del 185’RRAO. Salgo a bordo e mi sistemo su una seduta in tela accanto al portellone laterale. Di lì a poco anche il distaccamento è a bordo, pronto al lancio in notturna. Indossano tutti un casco balistico e gli occhiali per proteggersi dal vento. L’elicottero decolla alle 18 in punto e a quota stabilita, uno ad uno si lanciano. 

Il tramonto da quell'altezza è estasiante. Per esaltare i colori di uso il flash. Il cielo scuro che si è appena inghiottito il sole fa da sfondo al militare che di spalle si prepara al tuffo.


Caccia alle armi di distruzione di massa


Caccia alle armi di distruzione di massa

Un distaccamento, armato di tutto punto e dotato di una tuta CBRN per le emergenze Chimiche Batteriologiche, Radiologiche e Nucleari, simula un'irruzione all'interno di un laboratorio chimico alla ricerca di armi di distruzione di massa.

E' così realistico da mettere i brividi. Sono già all'interno, quando mi sorprende l'irruzione a fucili spianati. La zona è libera quando gli operatori del 185' RRAO iniziano a campionare gli elementi tecnologici e chimici prima di trasmettere i dati raccolti al comando Task Group.

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