Armin Laschet

L'eterno sottovalutato dalle sette vite

Armin Laschet è stato spesso
sottovalutato ma alla fine ce l'ha (quasi) sempre fatta. Uno
schema che potrebbe ripetersi anche dopo queste elezioni. Perché
nonostante il peggior risultato nella storia della Cdu-Csu,
l'erede di Angela Merkel può ancora spuntarla.
Nato ad Aquisgrana, 60 anni, sposato con tre figli,
cattolico, studi giuridici e politici alle spalle e un passato
da giornalista, Laschet ha affrontato una delle elezioni più
difficili di sempre per l'Unione (Cdu-Csu), candidandosi alla
successione di una cancelliera iconica come Angela Merkel, la
cui uscita di scena ha naturalmente sconvolto gli equilibri
interni del partito e riorientato parte dell'elettorato. Una
sfida resa ancor più difficile dal fuoco amico: con un aspirante
candidato rampantissimo e molto amato, il leader della Csu
Markus Soeder, che ha dovuto cedere la corsa alla cancelleria
soltanto per non deteriorare i rapporti con i cristiano
democratici, tanti dei quali avrebbero addirittura preferito
lui.
Laschet ha attraversato tutte le insidie con il suo sorriso
bonario, proprio come quando portò a casa, anche lì
strappandola, l'elezione a presidente del partito il 16 gennaio.
Di fronte ai clamorosi errori dei Verdi era riuscito poi a
riprendere quota, attirando di nuovo la fiducia dei tedeschi
verso il suo partito, ma una risatina alle spalle del presidente
della Repubblica che commemorava le vittime dell'alluvione di
luglio nel Nordreno-Vestfalia, Land di cui è governatore, ha
avuto l'effetto di distruggere la sua campagna elettorale. Da
quel momento, con i sondaggi personali e di partito in
picchiata, l'uomo che incarnava la continuità con la Merkel e la
certezza di una linea centrista basata sul 'weiter so' (avanti
così) si è alleato col falco ed ex avversario Friedrich Merz,
volto economico e finanziario del suo team per il futuro,
cercando di recuperare i consensi dei più conservatori e
puntando sul mantra del freno al debito e le finanze solide,
oltre che sullo spauracchio di un governo rosso-rosso-verde alle
porte.
A gennaio aveva convinto la Cdu a votarlo con un discorso ben
fatto. Aveva raccontato del padre minatore, cacciando dalla
tasca un marco porta fortuna e rivolgendosi ai colleghi di
partito con modi affabili e rassicuranti: "Non sono perfetto
nella rappresentazione, ma sono Armin Laschet e di me potete
fidarvi". L'esperienza politica e amministrativa non gli fa
difetto: è entrato nel Bundestag nel 1994, cinque anni dopo nel
parlamento europeo, nel 2012 è diventato presidente del Partito
del suo Land, che amministra dal 2017 come governatore. "Chi
guida con successo una regione come la Vesftalia può fare anche
il cancelliere", ha detto di lui Merkel, esprimendo un sostegno
tardivo e tiepido, parso a tutti come un ennesimo segno della
disperazione della Cdu.
Eppure la distanza con l'Spd non è molta, ed anche se
arrivasse secondo Armin non mollerebbe facilmente la palla. I
merkeliani come lui sarebbero disposti a fare da partito junior
in coalizione con l'Spd - che però li vuole all'opposizione - e
possono contare sul fatto che Christian Lindner, il capo dei
liberali che farà da ago della bilancia per il prossimo
esecutivo, preferirebbe far carte con loro piuttosto che con
Olaf Scholz. Faremo di tutto per fare un governo guidato dalla
Cdu", è la promessa di Laschet dopo la chiusura delle urne, che
hanno consegnato per il suo partito un risultato molto
deludente.
Tratto semplice, modi gentili, impegnato a trasmettere ai
tedeschi l'immagine di un uomo del popolo, Laschet ha rivelato
di trascorrere le notti incatenato davanti alle serie tv: "Ho
bisogno di poco sonno", ha detto alle intervistatrici del
femminile Bunte, anche se questo fa arrabbiare la moglie. Chissà
quanto riuscirà a dormire adesso dopo le minacce di bavaresi che
lo vogliono fuori se non diventerà cancelliere. (ANSA).

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