Unicredit e Intesa si chiamano fuori da fusioni in Europa

In relazione a titoli di stato europei, sotto esame 2007-2012. Deve rispondere alle obiezioni europee entro il 29 aprile. Nell'indagine coinvolte 8 banche

Unicredit Intesa Sanpaolo  si chiamano fuori dalle aggregazioni bancarie in Europa. "Il nostro piano è basato su presupposti organici. Abbiamo sempre detto che l'Europa ha bisogno di banche più grandi ma anche che le fusioni sono molto difficili e che la probabilità è molto bassa" e "quindi non trattenete il respiro". Lo dice il Ceo di Unicredit Jean Pierre Mustier in conferenza stampa per l'assemblea dei soci del gruppo: "non commento i rumors" di mercato, in relazione ad una domanda su un interesse per Commerzbank. E  anche per Intesa, l"l'Unione bancaria incompleta" non permette di "sviluppare quelle sinergie che rendono una fusione conveniente per gli azionisti che debbono poi approvarla". Spiega  il presidente del gruppo Gian Maria Gros Pietro a margine della presentazione della conclusione del progetto Save, ideato dal Museo del Risparmio con Italscanie e la Bei. Stesso concetto espresso in un'intervista all'Ft online, dal consigliere delegato del gruppo Carlo Messina secondo cui le analisi della banca mostrano "sinergie molto limitate" da una eventuale fusione internazionale."In Italia - ha spiegato Gros Pietro - noi abbiamo fatto appena due anni fa l'acquisizione delle banche venete e una ulteriore operazione farebbe scattare immediatamente dei problemi con l'Antitrust". Per un'operazione cross-border però "non ci sono le condizioni

 Unicredit potrebbe dover pagare una multa per una presunta violazione della normativa antitrust in relazione a titoli di stato europei nell'ambito di una investigazione della Commissione europea su un periodo tra il 2007 e il 2012. Lo spiega una nota della società che ha depositato "una richiesta di supplemento al proprio Documento di Registrazione e al Prospetto di Base relativo al Programma di emissione di certificati di investimento" approvato da Consob.
    Il supplemento contiene le informazioni relative ai rischi connessi al procedimento. Il Gruppo "non considera più remoto, ma possibile, sebbene non probabile, un esborso di cassa volto al pagamento di una potenziale sanzione". Sulla base delle "informazioni attualmente a disposizione, non risulta possibile quantificare in maniera attendibile l'importo" di una eventuale sanzione" che potrebbe arrivare ad "un ammontare massimo del 10% del fatturato annuo mondiale della società".

"La scadenza per la presentazione da parte di UniCredit di una risposta alle obiezioni sollevate" dall'Ue "è fissata al 29 aprile, salvo possibili proroghe la cui concessione rimane a discrezione della Commissione". Lo si legge in una nota in cui si precisa che "in seguito alla risposta allo Statement of Objections, la Commissione Europea potrà concedere alle parti un'apposita audizione". La banca sottolinea inoltre che "allo stato attuale non è possibile stabilire se e quando avrà luogo un'audizione. Non esistono - viene evidenziato dall'istituto - termini legali che impongono alla Commissione di concludere le indagini antitrust entro scadenze prestabilite". Unicredit ha avuto accesso a tutto il fascicolo della Commissione a partire dal 15 febbraio.
   

La sanzione che rischia Unicredit fa parte del procedimento, reso noto lo scorso 31 gennaio, della Commissione Ue secondo cui, dal 2007 al 2012, 8 banche europee hanno fatto cartello per distorcere la concorrenza nel trattare titoli di Stato europei. L'Antitrust Ue aveva spiegato, in quella data, di aver avviato un'indagine formale: il timore era che i traders impiegati si scambiassero informazioni sensibili e coordinassero le proprie strategie di vendita. I contatti si sarebbero svolti soprattutto attraverso chat online.

      RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

      Video Economia


      Vai al sito: Who's Who