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Lea Ypi, la libertà vera è la dignità della persona

Filosofa e scrittrice albanese, ho scritto in un armadio

(di Mauretta Capuano) (ANSA) - TORINO, 24 MAG - LEA YPI, LIBERA. DIVENTARE GRANDI ALLA FINE DELLA STORIA (FELTRINELLI, pp 304, euro 18.00). Era partita con l'idea di scrivere un libro teoretico, filosofico, sul concetto di libertà ed è finita, complice il Covid, a dare vita a un romanzo di formazione. L'albanese Lea Ypi, esperta di marxismo e di teoria critica, che ha insegnato nelle migliori università del mondo, e ora vive e lavora a Londra con il marito e i tre figli, racconta in 'Libera', uscito per Feltrinelli, con cui è stata protagonista al Salone del Libro di Torino 2022, la sua storia nel tramonto del Novecento. Una storia fatta di segreti di famiglia, di rivoluzione, di guerra e di risveglio politico nei Balcani, in un regime sospeso tra la fine del comunismo e la fatica di entrare in Occidente. Affascina la figura della nonna materna che viene da una grande famiglia aristocratica musulmana dell'impero ottomano.
    "Lei mi diceva e mi è rimasto dentro che la libertà vera è la dignità della persona. E questa forma di libertà morale, che è il centro della persona, nessun sistema, per quanto sia oppressivo, può riuscire completamente a toglierla. Siamo tutti vittime delle circostanze però abbiamo una forma di libertà interiore, morale, che ci permette di alzarci al di sopra dell'oppressione delle istituzioni in cui viviamo e anche di criticarle" dice all'ANSA Lea Ypi che parla un perfetto italiano e ha scritto questo libro nascondendosi nell'armadio per non essere disturbata dai figli.
    "All'inizio non avevo pensato all'Albania. Ero a Berlino a fare ricerca ed è scoppiato il Covid, le biblioteche sono state chiuse e a quel punto stavo a casa con i bambini in questa situazione generale di crisi. Un po' ero bloccata dal punto di vista accademico-filosofico perché era difficile pensare durante la crisi a categorie astratte. Mentre mi tornavano costantemente associazioni con la mia vita in Albania perché avevo già vissuto il lockdown nell'87, quando c'era stata la guerra nel mio Paese.
    Ho scritto dentro un armadio grande perché avevo i miei figli che hanno 11, 6 e 4 anni, che mi cercavano sempre. Avevo iniziato nella vasca, sotto un tavolo, ma mi trovavano. Pensavo molto a mia nonna che mi diceva 'quando non sappiamo cosa pensare del futuro dobbiamo tornare al passato e cercare di utilizzare le memorie per orientarci nelle crisi che affrontiamo'", racconta la Ypi che al rigore filosofico unisce una grande simpatia.
    Nel romanzo una bambina attraversa diversi sistemi e si chiede cosa sia la libertà in questi sistemi. "Tramite i personaggi del libro cerco di riflettere sui diversi concetti di libertà che abbiamo e attraverso i quali cerchiamo di capire le istituzioni. Ma qual è la vera libertà? Cosa significa vivere in una società libera? Di che tipo di libertà abbiamo bisogno?" .
    La nonna, alla quale la Ypi dedicherà il prossimo romanzo, arrivata in Albania alla ricerca di una identità, subito deportata, con il marito finito in carcere, ha cresciuto un figlio da sola. "La cosa che mi ha sempre colpito di lei è che diceva: 'ma io sono sempre stata libera'" sottolinea la scrittrice-filosofa. "Per me la forma più importante di libertà è quella che chiamo libertà morale che poi è un po' il fondamento della critica delle società in cui viviamo. Non dobbiamo essere paternalisti nel mondo di pensare. La dinamica aiutante-vittima parte da buone intenzioni, ma quando si tratta di capire la complessità delle situazioni fa sfuggire molte cose" sottolinea la Ypi felice di essere approdata al romanzo.
    "Da accademico si ha sempre la tendenza a dare lezioni e invece a me quello che piace della letteratura è che è una forma più democratica di comunicazione con il pubblico. Più che dare risposte ti poni interrogativi e apri un processo di ricerca insieme al lettore. E' un passaggio che ti libera molto" dice la Ypi. (ANSA).
   

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