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Flash, Jacobs 'il pigro' si racconta

Una vita attraverso la storica finale dei 100 a Tokyo

(MARCELL JACOBS, FLASH- LA MIA STORIA, PIEMME EDITORE, PP. 212, EURO 17.50) - Avere dei sogni, non aspettarsi regali da nessuno e sfruttare gli insuccessi per arrivare alla vittoria. Su queste certezze ha costruito il suo successo Marcell Jacobs, il campione che da bambino l'amato nonno chiamava 'la motoretta umana' senza immaginare che, con fatica, costanza e sbagli, arrivasse a vincere l'oro olimpico dei 100 metri, l'1 agosto 2021. Quel giorno che cambiò la vita ad un atleta ma anche la storia sportiva dell'Italia, con il quasi contemporaneo trionfo di Tamberi nel salto in alto, è raccontato nei particolari da Jacobs nelle pagine di "Flash - La mia storia" (Piemme), autobiografia scritta con Marco Ventura da poco in libreria. La cronaca di quelle ore è però lo spunto per un racconto spontaneo, sincero, di una vicenda umana non facile ma al contempo radiosa di un uomo che fuori dalla pista si riconosce come "pigro, e lento" Il campione bresciano non ha paura di esporre se stesso, i suoi difetti e i suoi errori, raccontandosi in modo vivo, con un continuo entrare e uscire dagli eventi e dai pensieri di quel giorno fatidico per ricordare fatti e aneddoti dall'infanzia in poi, ma soprattutto facendo conoscere le persone che hanno contribuito a plasmare Marcell Jacobs. Sono le figure familiari basilari, la madre Viviana e i nonni materni, la compagna e i tre figli, ma anche il vuoto del padre, e i tecnici che lo hanno fatto crescere e portato sull'Olimpo, dal primo istruttore al decisivo Paolo Camossi, il suo 'golden caoch', alla mental coach. ma anche gli avversari, primo tra tutti Filippo Tortu, e gli idoli, su tutti Usain Bolt.
    "I 100 metri sono un rettilineo, non come la vita che è piena di curve e a tratti può sembrarti di correre all'indietro. Il percorso per salire sul podio è tortuoso, difficile, ma entusiasmante", scrive Jacobs, delineando il filo conduttore della sua opera, che in poco più di 200 pagine dipana i 28 anni di vita della motoretta umana, concentrati nei 10 secondi scarsi di quella finale del 1 agosto, raccontati così: "Oddio, penso, sta succedendo veramente. Sto correndo davvero forte, rimbalzo sulla pista che è una bellezza, non sento neanche la fatica, solo una grande leggerezza... Arrivo agli ultimi 10 metri, sono davanti, quando mi butto sul traguardo mi giro appena verso destra per essere sicuro che la mia percezione sia corretta.
    Supero il traguardo. Ce l'ho fatta, ce l'abbiamo fatta". C'è anche un epilogo, dedicato ad un altro trionfo olimpico, nella staffetta 4x100, il 6 agosto, "coronamento perfetto di un'Olimpiade magica". "Nella vita 'normale' sono pigro e lento", confessa Jacobs, ma intanto ha imparato a diventare 'Flash' al momento giusto. Ora dovrà continuare a dimostrarlo. (ANSA).
   

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