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Mimmo Nunnari, Lo stivale spezzato

Storia della "questione meridionale" e del dualismo Nord-Sud

MIMMO NUNNARI, LO STIVALE SPEZZATO (Edizioni San Paolo, pagine 200, euro 18,00) Due Italie: il Nord e il Sud. Due Italie separate, lacerate e diseguali: un fenomeno difficile da spiegare, nel Paese con Costituzione nata dalla lotta di liberazione dal nazifascismo.
    Eppure - anche se incomprensibilmente - è così da quando, al termine del tormentato processo di unificazione, l'Italia concepì la nascente nazione sommando i territori senza un'identità connessa con sentimenti, sogni e uguali visioni di vita comunitaria. Il tema di questo dualismo, che non sembra "ricomponibile", a più di un secolo e mezzo dall'Unità, lo affronta il giornalista e scrittore Mimmo Nunnari nel libro "Lo stivale spezzato", che ha la prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna.
    "Lo Stivale spezzato" è pure la narrazione di quel fenomeno unico (di due territori divisi nella stessa nazione) nell'Europa democratica e parallelamente è il racconto della nascita della "questione meridionale", diventata permanente e apparentemente irrisolvibile.
    Analizzata e studiata fin dal suo emergere da uomini di pensiero come Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Antonio Gramsci, Luigi Sturzo, Guido Dorso, la "questione delle questioni" - una volta uno dei cardini del discorso politico del nostro Paese - è finita da tempo, osserva Nunnari, nel limbo dei problemi dimenticati o oscurati di proposito.
    Negli anni Cinquanta e Sessanta il problema del Sud era invece occasione di appassionati dibattiti e confronti, tendenti al superamento degli squilibri e delle divisioni nazionali, ma poi è calato un silenzio assordante e pericoloso, e la questione è stata come rimossa, quasi a voler esorcizzare, con il silenzio.
    Una realtà "altra", inquietante, di un Sud palla di ferro ai piedi del Paese, di un Sud fastidio, e non opportunità come pure molto credono. Si è come fatto buio a Mezzogiorno e c'è da chiedersi, osserva Nunnari, quanto a lungo potrà reggere un rapporto così squilibrato tra Nord e Sud senza conseguenze per l'unità e la stabilità del Paese.
    "Se lo stivale è spezzato, e soprattutto se è rimasto spezzato, non è un caso - scrive il cardinale Zuppi nella prefazione - ma il frutto di scelte miopi, di interessi che hanno distorto i mezzi, di approssimazione, di velleitarismo.
    Non si può accettare un'ingiustizia evidente, che arriva addirittura a una diversa speranza di vita tra Nord e Sud e che causa ancora l'abbandono dei giovani della loro terra d'origine".
    Nunnari ha anche intervistato gli arcivescovi di Napoli, Mimmo Battaglia, e di Palermo, Corrado Lorefice, città da sempre emblematiche della condizione del Mezzogiorno: "Il Nord ha bisogno del Sud. E viceversa. Il giorno in cui non ne parleremo più come di due entità staccate, se non contrapposte, sarà un bel giorno per il Paese", dice Battaglia, mentre Lorefice avverte: "Non ha futuro un Paese diviso, dove i più potenti respingono i più deboli".
    Un intero capitolo raccoglie il pensiero di Battaglia e Lorefice che, come il cardinale Zuppi, vengono da esperienze significative di cammino accanto a emarginati, discriminati, sofferenti, ultimi. Prima di diventare vescovi, sono stati preti che hanno portato il Vangelo nelle periferie, non solo geografiche, ma soprattutto esistenziali, dove si incontra più facilmente e significativamente - ricorda spesso papa Francesco - il mistero del peccato, del dolore, dell'ingiustizia, dell'ignoranza e anche dell'indifferenza alla religione. Dalle loro testimonianze emerge la necessità e l'urgenza che un Paese con tanto genio e gloria alle spalle non ha che da imboccare la via della riconciliazione, che è lo scatto che manca all'Italia.
    La "riconciliazione" è la via opposta alla rivendicazione, al sopruso, al pregiudizio Del Nord, al vittimismo del Sud, all'atteggiamento furbesco, al malcostume della corruzione e alle aggressioni della violenza mafiosa. La rappacificazione Nord Sud rimane l'unico modo per unificare il Paese e farlo diventare - nel ricordo dei padri fondatori del sogno europeo - la guida autorevole di un'Europa che, come diceva il cardinale Carlo Maria Martini in un'intervista del 1992 riporta nell'appendice del libro, "è rinchiusa nei suoi falsi valori ingannatori, lontani dalle sue radici che affondano nel patrimonio spirituale e morale del cristianesimo". (ANSA).
   

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