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Le Guay, racconto il contagio del negazionismo

Un'ombra sulla verita' in sala

(di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 02 SET - Il negazionismo incarnato da un apparentemente pacato ex professore liceale di storia, che rende la cantina acquistata in un elegante palazzo parigino, la propria casa. E' l'inquietante personaggio al quale da' volto Francois Cluzet in Un'ombra sulla verita' (L'homme de la cave), il film diretto da Philippe Le Guay, con Jeremie Renier e Berenice Bejo, appena uscito nelle sale italiane con Bim. In una Parigi sonnolenta e borghese un quieto professore si presenta a una giovane coppia chiedendo di affittare la cantina del palazzo. Ben presto i due scoprono che l'uomo si e' trasferito con libri e bagagli diventando uno scomodo coinquilino. La tensione sale come in un thriller quando si scopre che un oscuro legame unisce i tre protagonisti ed e' l'ombra sinistra dei campi di sterminio, del nazismo e del negazionismo. Il film corre verso una dolorosa conclusione capace di ferire il presente grazie a un passato che non si vuole accettare.
    "Parlo di un tema che gli spettatori sentono molto vicino - spiega all'ANSA il regista -. In genere quando si fanno gli incontri dopo le proiezioni, meta' spettatori vanno via e meta' restano. Con questo film invece vedo che restano tutti. Le persone sono colpite dall'enigma del male quotidiano che racconto".
    Al centro della storia (tratta da una vicenda reale), Simon (Renier), ingegnere, ed He' le' ne (Bejo), medico, genitori di una figlia adolescente, che decidono di vendere la cantina nel loro palazzo, L'acquirente e' l'ex professore Jaques Fonzic (Cluzet), che, pero' invece di farne un deposito dei mobili della madre, come aveva detto, ci va a vivere. Una presenza che si rivela ancora piu' intollerabile, per la coppia, quando Daniel, di religione ebraica, scopre che Fonzic e' un negazionista dell'Olocausto, abituato a diffondere le sue deliranti tesi via web. "Ci siamo resi conto ancora di piu' con i negazionisti del covid quanto ormai faccia parte del nostro paesaggio quotidiano venire a contatto con chi soprattutto sul web, mente, distrugge o si fa ingannare. E' un delirio che si diffonde come un virus - aggiunge il cineasta -. Se il film puo' aiutare a comprendere meglio questo tipo di tematiche penso che abbia una sua utilita' ". (ANSA).
   

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