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Documenti della Regione Marche del 2016: "Lavori sul Misa necessari"

"Prioritari per mettere in sicurezza il fiume". Le risorse erano state già stanziate

di Alessandra Massi

Già nel 2016 la Regione Marche aveva chiara la consapevolezza che erano "necessari diversi interventi per potere mettere in sicurezza il Fiume Misa, in particolar modo all'interno dell'abitato di Senigallia e poco a monte dello stesso". Più si scava per tentare di capire quello che è accaduto giovedì notte quando il fiume ha travolto tutto ciò che si è trovato davanti fino al mare e più appare chiaro che tutti sapevano cosa andava fatto e, invece, non è stato fatto.
 

L' Assetto di progetto per la media e bassa valle del fiume Misa è un documento della Regione Marche-Autorità di Bacino regionale, del 2016, dunque due anni dopo l'alluvione del 2014 che aveva riportato alla ribalta il tema degli interventi per la messa in sicurezza del Misa e del suo affluente Nevola, e sei prima di quello che ha provocato la notte scorsa 11 morti. E in quel documento, come in altri negli anni passati, si sostiene chiaramente la necessità di effettuare lavori che, invece, non sono stati fatti o non sono stati portati a termine.

Il tema della necessità degli interventi è comunque presente in altri atti della Regione, in periodi precedenti al 2014. E di cui si parlava già "dal 1982" ha ricordato oggi il presidente del Consorzio di Bonifica Marche Claudio Netti. L'obiettivo delle opere, dice ancora il documento, è ridurre "il più possibile la portata di picco che attraversa il centro di Senigallia" da conseguire mediante "laminazione (cioè casse o vasche di espansione) e aumentando il più possibile la capacità di deflusso" in città.

Vista la difficoltà di intervenire sul Misa nel centro abitato, sia per le sponde sia per gli attraversamenti, bisognava operare "in prima battuta con la manutenzione ordinaria e straordinario dell'alveo e nel dragaggio della parte terminale". Una soluzione comunque limitata tanto che l'Assetto di progetto indicava "la necessità di riuscire a laminare, lungo tutto il bacino con opportuna gestione presidiata, circa 7.31 milioni di metri cubi per arrivare ad una portata transitante nel centro di Senigallia di 240 metri cubi al secondo", che insieme agli interventi di manutenzione e dragaggio avrebbe garantito, tra l'altro, la sicurezza dei ponti. Un intervento di cui era comunque prevista una verifica di funzionalità, una volta realizzato, con relativi aggiustamenti. La laminazione, in tre tronconi, con lavori anche a monte dell'abitato, interessava un'area di 216 km quadrati (sull'estensione totale del bacino di 378 metri quadri), comprendendo i Comuni di Corinaldo, Montecarotto, Ostra, Ostra Vetere, Senigallia, Serra de' Conti, Trecastelli, (e in piccola parte anche Arcevia). Quasi tutti colpiti giovedì.

Il tutto per un importo di 48 milioni e 717.800 euro, risorse provenienti da Fondi Ue: Psr e Fesr. L'Assetto di piano delinea anche uno schema di governance, che attribuisce un ruolo rilevante ai Contratti di fiume, strumento di gestione partecipata degli interventi con i Comuni protagonisti, insieme ad enti, associazioni del territorio e altre istituzioni. Quello di Senigallia è stato siglato nel 2018. Tra dichiarazioni di intenti e relazioni varie emerge la constatazione dell' "avvenuta apertura dei cantieri per il rifacimento/consolidamento di lunghi tratti degli argini del Misa di rilevante importanza per la sistemazione idraulica del bacino idrografico" e l'annuncio di "un quadro 'certo' di cospicui finanziamenti, in corso di spesa o disponibili". Sono gli stessi cantieri che si bloccheranno un anno e mezzo dopo per problemi di valutazione ambientale. Nel 2021, nuovo progetto rimodulato a cura del Genio civile e nel febbraio 2022 la consegna del cantiere per la vasca di espansione di Bettolelle a Senigallia, lo stesso quartiere dove è morto un anziano, travolto dall'acqua e dal fango. Il resto è storia di questi giorni. 
   

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