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Tragedia del Mottarone, un anno fa. La famiglia materna di Eitan: 'continueremo a lottare per lui'

Oggi la cerimonia commemorativa. La mamma di una delle vittime: 'Passato un anno, abbandonati da tutti'. Il parrocco di Stresa: 'Riapriamo un cassetto di dolori'. E i nonni materni del piccolo sopravvissuto: 'Continueremo a lottare per lui'

"Eitan è con noi nei nostri cuori e nei nostri pensieri. Continueremo a lottare per lui perché cresca in Israele, la sua casa naturale, casa della sua famiglia, luogo di sepoltura dei suoi genitori e del fratellino". Lo dice - in una nota diffusa dal portavoce Gadi Solomon - l'intera famiglia materna del piccolo Eitan ad un anno dalla tragedia del Mottarone che costò la vita a 14 persone. Il bambino, unico sopravvissuto, dopo una lunga battaglia legale si trova ora in Italia con la zia paterna Aya Biran.

Anche se "siamo stati condannati" ad essere distanti da Eitan e a limiti di tempo per parlargli "non abbiamo mai rinunciato e non rinunceremo mai - ha continuato la nota - al diritto di far parte della sua vita e alla possibilità che lui torni in Israele". "Le discussioni legali in Italia sono ancora in corso e speriamo che la corte di Milano e le persone che si occupano degli affari di Eitan abbiano a cuore il suo bene e correggano la terribile ingiustizia causata a lui e a noi".

In apertura di nota, i Peleg - il nonno Shmuel, insieme ad un presunto complice, è inseguito in Israele da un mandato d'arresto internazionale emesso dalla magistratura di Pavia per il rapimento del piccolo Eitan - hanno ricordato che "è passato un anno dall'orribile disastro in Italia" in cui hanno perso la vita cinque persone della famiglia. "Al buio e nella terribile oscurità che ci copriva la vita, continuava a illuminarci un riflettore di speranza: il nostro amato Eitan. Un piccolo bambino - ha concluso la nota - che ha mostrato di essere un combattente gigantesco e che ha conquistato la vita in maniera miracolosa".   

CERIMONIA COMMEMORATIVA

C'è anche Aya Biran, zia tutrice del piccolo Eitan, il bimbo unico sopravvissuto al crollo della funivia, all'inaugurazione del cippo dedicato alle quattorici vittime della tragedia nel suo primo anniversario. Lacrime e commozione tra i parenti delle vittime presenti alla cerimonia, nel punto in cui un anno fa la cabina n.3 della funivia fermò la sua folle corsa. Per l'emozione una signora ha avuto un piccolo malore.

"E' passato un anno, ma nessuno si è fatto sentire. Ci hanno tutti abbandonato, non ci hanno fatto neanche le condoglianze. E' peggio del ponte Morandi". Lo afferma la signora Teresa, mamma di Elisabetta Personini e nonna del piccolo Mattia, due delle quattordici vittime del Mottarone. "Vogliamo conoscere la verità e che giustizia sia fatta in fretta", aggiunge la donna, mentre cammina sulla montagna.   

"Fare giustizia è doveroso, la città di Stresa lo chiede con forza e vi abbraccia tutti". Lo ha detto la sindaca della cittadina sul Lago Maggiore, Marcella Severino, rivolgendosi ai parenti delle quattordici vittime nell'anniversario della tragedia. All'inaugurazione del cippo commemorativo la prima cittadina, visibilmente commossa, ha ricordato la domenica 23 maggio di un anno fa, quando la cabina n.3 della funivia che dalle sponde del lago sale in cima alla Montagna è precipitata. "Ricordo la disperata ricerca di un battito, di un respiro tra tutti quegli zainetti simbolo di un giorno che doveva essere di festa - ha sottolineato - Invece c'era solo silenzio. Poi qualche giorno dopo le coltellate, quando si è scoperto che forse si poteva evitare...". 

La famiglia del piccolo Eitan è "sicura che le indagini penali in corso raggiungeranno le conclusioni nel miglior modo possibile ed emergerà finalmente la verità". Così Emanuele Zanalda, legale della famiglia Biran e Mirko Burano, che rinnova la richiesta di privacy delle due famiglie "per permettere loro di gestire una vita il più possibile normale in queste circostanze anomale". 

 "La memoria di quello che è accaduto diventi genialità responsabile per l'oggi e per il domani del Mottarone". E' un passaggio dell'omelia di don Gianluca Villa, parroco di Stresa, nel primo anniversario del crollo della funivia. "Oggi riapriamo un cassetto di dolori, di ferite che non si rimargineranno più e anche di tanta rabbia, che è umana", aggiunge il sacerdote, ricordando quella domenica di un anno fa, "una domenica segnata da sangue innocente, in cui il sole è stato oscurato dal buio". 
   
   
   
   

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