Amnesty, monitoriamo le piazze contro abusi forze ordine

Osservatori alle manifestazioni. 'E' promozione diritti umani'

Girano con discrezione fra i manifestanti, sollecitando magari qualche curiosità; guardano senza mai intervenire in modo attivo e diretto, ben identificabili da pettorine e cappellini, attenti solo a documentare eventuali violazioni degli standard internazionali sull'uso della forza da parte delle forze dell'ordine. Questi 'agenti dei diritti umani' sono i volontari di Amnesty International Italia, una ventina in tutto appositamente formati.

Sono Osservatori, così come avviene già in altri paesi, operativi da qualche mese anche in Italia ed impegnati, nell'ambito di un progetto pilota, finora in tre manifestazioni dove tutto si è svolto regolarmente. Giuseppe, 45 anni di Roma, funzionario nella pubblica amministrazione, è uno degli Osservatori, uno fra i più anziani rispetto al resto dei suoi colleghi, per lo più studenti universitari. E' arrivato ad Amnesty per l'occasione, leggendo su Fb l'annuncio del bando con cui l'organizzazione lanciava la ricerca di questi operatori. Incuriosito, ha aderito, forte di esperienze passate nel volontariato in Italia e all'estero, e del possesso di un master sull'educazione ai diritti umani. Una sorta di esperto del settore, quindi, che ha seguito comunque una formazione allo scopo ed è poi sceso in piazza. L'ultima volta, lo scorso 26 maggio a Roma, durante la manifestazione organizzata per i 40 anni della legge 194.

"Di solito - racconta Giuseppe - operiamo in squadre di 6-8 osservatori. Mi piace fare squadra, sentirmi parte di un team che promuove i diritti umani. E' come un'alleanza positiva che va al di là del mondo personale e familiare in cui viviamo quotidianamente. E' un'esperienza di cui sento l'utilità". I tre test effettuati finora (a Roma anche il 24 febbraio nella manifestazione organizzata dall'Anpi e a Firenze il 19 maggio per il sostegno alla Palestina) "sono stati una grande esperienza, tutti diversi fra loro. Spesso in piazza ci vedono con curiosità, a volte con diffidenza. Questo è un fatto positivo per me, vuol dire che Amnesty è neutrale, non prende posizione per una parte o l'altra. Tutto si è sempre svolto regolarmente". Giuseppe tiene a precisare che Amnesty non ha ambizione di sostituirsi alle forze dell'ordine, né opera contro di esse. "Noi siamo la società civile, promuoviamo la trasparenza e il rispetto dei diritti umani. E' una tutela per tutti". "Come osservatori non siamo chiamati a parlare né ad intervenire in alcun modo. Noi scattiamo foto, riprendiamo scene con video, prendiamo appunti. Il nostro materiale, grezzo, è poi consegnato ad Amnesty". Eventuali documentazioni in cui si rilevano violazioni dei diritti umani - afferma Amnesty - "sarà esclusivamente oggetto di rapporti e raccomandazioni pubbliche di Amnesty International alle istituzioni e alle forze di polizia".

L'attività degli Osservatori "ha l'obiettivo di favorire l'incolumità dei manifestanti e tutelare la reputazione degli operatori delle forze di polizia che svolgono correttamente il loro lavoro. La loro presenza viene inoltre comunicata in anticipo alla Questura di Roma e fatta notare ai responsabili delle forze di polizia, in loco". "Quando si parla di violazioni di diritti umani - precisa Giuseppe - non vuol dire necessariamente l'uso della forza ma ad esempio anche il ricorso improprio a fermi ed arresti. La polizia può chiedere i documenti ad un manifestante ma questo non può essere fermato senza validi motivi. E' quindi un lavoro che dà garanzie a tutte le parti, senza discriminazioni. Così come - aggiunge il volontario - la scelta delle manifestazioni da monitorare ha a che vedere spesso con la fattibilità e la disponibilità dei volontari, non con orientamenti politici o altro". La sperimentazione degli Osservatori di Amnesty durerà fino all'autunno. Se avrà esito positivo sarà ampliato.

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