Marmo bond per sostenere imprese lapidee

Regione pronta mettere in campo strumento, previsti anche bandi

(ANSA) - CAGLIARI, 22 NOV - La Regione è pronta a mettere in campo "marmo bond", simile al pecorino bond utilizzato in agricoltura, per consentire agli imprenditori del settore lapideo di avere un'anticipazione sul prodotto e quindi liquidità per le imprese in crisi. La Regione in cambio avrà in garanzia il marmo stoccato e non ancora venduto. L'idea, spiegata dall'assessore regionale del Bilancio Giuseppe Fasolino, sentito in audizione dalla Commissione Attività Produttive del Consiglio regionale. Il parlamentino presieduto da Piero Maieli ha ricevuto una folta delegazione degli imprenditori del marmo di Orosei. Alla seduta erano presente anche le assessore dell'Industria e del Lavoro, Anita Pili e Alessandra Zedda.
    "A lungo termine - ha aggiunto Fasolino - potremo, invece, prevedere un intervento per la riduzione delle tassazione intervenendo anche sulla quota Irpef. Sulla questione sarà creato un gruppo di lavoro per cercare di individuare le soluzioni migliori".
    Per le imprese del settore la Regione ha inoltre allo studio alcuni bandi dedicati: "Stiamo preparando un intervento per la infrastrutturazione tecnologica delle aree industriali con la posa della fibra ottica - ha annunciato l'assessora Pili - un altro bando potrebbe invece riguardare l'innovazione del processo produttivo".
    Uno stralcio del settore marmo dal Piano del rilancio del nuorese ha invece invocato l'assessora Zedda: "Dobbiamo avere il coraggio di concentrarci su interventi immediatamente realizzabili. Il marmo di Orosei rappresenta un prodotto di qualità che deve essere assolutamente valorizzato. Mettiamo a correre i soldi già stanziati in tempi rapidi".
    "Nel distretto di Orosei - hanno spiegato il presidente di Confindustria Giovanni Bitti e l'amministratore della Simc di Orosei Gianni Buonfigli - il comparto occupa, tra dipendenti diretti e indotto, circa 1100 lavoratori. Oggi le nostre imprese devono fronteggiare la concorrenza spietata di altre nazioni, come la Turchia, dove negli ultimi anni sono state aperte oltre duemila cave in cui spesso si opera senza le regole stringenti vigenti in Italia".(ANSA).
   

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