DIRETTA MONDIALI

23/6 - 14:00
Belgio -
Tunisia -
23/6 - 17:00
Corea -
Messico -
23/6 - 20:00
Germania -
Svezia -

Medhi Benatia

Benatia profeta in Serie A e in Patria

Redazione ANSA Marocco

Il Marocco rivede il Mondiale dopo ben 24 anni, merito di girone di qualificazione che ha chiuso senza subire nemmeno un gol e che ha in Medhi Benatia il suo punto di riferimento.
Di madre algerina e padre marocchino, il giocatore ex Udinese, Roma, Bayern Monaco e oggi caposaldo della difesa della Juventus, nasce a Courcouronnes, una piccola cittadina nella periferia parigina. A 13 anni va a giocare nel Clairefontaine, tra i grandi vivai del calcio transalpino dove sono usciti giocatori del calibro di Henry, Anelka e Matuidi. Lì si fa notare dal Marsiglia che a soli 16 anni lo ingaggia, per poi girarlo in prestito (Tour, Lorient, Clermont). Considerato uno dei talenti più cristallini, la federcalcio francese prova a 'nazionalizzarlo' ma Mehdi, fedele ai natali paterni, decide per la maglia rossoverde.
Un infortunio al ginocchio rende però la strada verso il successo più impervio del previsto: è il 2008, Benatia ha appena 20 anni e già la sua carriera è a rischio. A fine stagione l'OM lo svende al Clermont Foot, club di Ligue2, che punta sulla voglia di rivalsa del giovanissimo marocchino. In due anni colleziona 57 presenze e soprattutto prestazioni di assoluto livello, tanto da diventare titolare inamovibile del Marocco. Lo nota l'Udinese, stregato dalla sua tecnica, velocità e possanza fisica. Con Guidolin in panchina, Mehdi esplode definitivamente, consacrandosi tra i difensori migliori della Serie A, tanto da diventaRE, nel 2013, capitano della nazionale.
A fine 2013 passa alla Roma, dove disputa la sua miglior stagione, miglior giocatore arabo e della Roma in quell'anno. Il ragazzino spaventato di sette anni prima non c'è più, Mehdi è diventato un uomo, ha messo sù famiglia con Cecile e tutti i più grandi club d'Europa lo vogliono. Alla fine la spunta il Bayern Monaco e Mehdi lascia il paese che forse più lo ha amato per trasferirsi in Baviera. A Monaco vince due volte la Bundesliga, ma il rapporto con Pep Guardiola non decolla, così nell'estate 2016 Benatia accetta il trasferimento in prestito alla Juventus. Dopo un anno di 'apprendistato', a studiare Buffon, Chiellini, Barzagli e Bonucci, con l'addio di quest'ultimo, Benatia diventa un perno insostituibile dello scacchiere difensivo di Massimiliano Allegri. E dire che un anno prima, mentre ancora faceva panchina alla Juve, per coerenza decise di non rispondere a una convocazione in nazionale: "Voi conoscete l'attaccamento che ho per il mio Paese - spiegò su Fb - ma ho deciso di rinunciare alla nazionale, fino a quando la situazione con il mio club evolverà. Nonostante il mio status di capitano, io non sono al di sopra delle regole". Un gesto da grande capitano, ma soprattutto da grande uomo poi diventato perno insostituibile della squadra campione d'Italia e dei Leoni.
A primavera è stato protagonista, calcisticamente parlando, di una morte e resurrezione: 'colpevole' prima della spallata su Vazquez che infranse al 93' le speranze di resurrezione bianconere e poi del gol di Koulibay nel big match scudetto contro il Napoli, Mehdi si è preso la rivincita nella finale di Coppa Italia contro il Milan, firmando una doppietta, degna del miglior bomber.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA