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Viaggio tra scienza e fede, il 'diario' di un prete

Per Pav intelligenza artificiale deve essere a servizio uomo

(ANSA) - CITTÀ DEL VATICANO, 19 APR - Raccontare in un diario l'avventura di un prete nel mondo dei super-scienziati che studiano l'intelligenza artificiale. Spiegare perché il Vaticano, con la Pontificia Accademia per la Vita, ha deciso di esserci, in questa sfida. Alleggerire il tutto con aneddoti e racconti per raggiungere anche chi non mastica la scienza come pane quotidiano. Tutto questo è il libro "Scusi, ma perché lei è qui? Storie di intelligenze umane e artificiali", edito da Terre di Mezzo, di don Andrea Ciucci, coordinatore della sede centrale della Pontificia Accademia per la Vita e segretario generale della Fondazione vaticana RenAIssance per l'etica dell'intelligenza artificiale.
    Dal Palazzo dell'Itu di Ginevra a quello delle Nazioni Unite di New York, da Montreal a Teheran, tra robot e computer quantistici, don Ciucci ha viaggiato come una sorta di 'ambasciatore' per testimoniare che il rapporto tra scienza e fede non solo è possibile ma è anche la strada per ricordare che "la scienza è a servizio della vita degli uomini e delle donne che abitano questo pianeta mezzo malato", come scrive lo stesso autore. Un viaggio nel quale ha dovuto vincere qualche curiosità da parte degli altri, se non a volte vera e propria diffidenza.
    Di qui il titolo del libro: "Scusi, ma perché lei è qui?". La domanda che il prete si è sentito rivolgere più volte nei consessi scientifici.
    Nelle sue presentazioni, ai numerosi eventi ai quali ha partecipato in questi anni in diverse città del mondo, don Ciucci ha scelto di comunicare con i volti di uomini e donne, oppure con la bellezza delle opere d'arte, perché anche queste possono raffigurare "la complessità della convivenza umana" senza la quale la scienza rimarrebbe una astratta palestra per pochi scelti. E quindi ha un senso che delegazioni di preti siano accolte in luoghi frequentati quasi esclusivamente da ingegneri, economisti, avvocati, scienziati. "Non andiamo a fare la morale a nessuno - spiega don Andrea, che alterna il suo impegno alla Pav all'impegno come parroco in una periferia romana - ma, anzitutto con le nostre persone e la sapienza che rappresentiamo e tentiamo di custodire, richiamiamo un senso più profondo, una domanda più vera". Perché, anche a fronte dei progressi della scienza, "le domande sono sempre quelle: quali certezze abbiamo? Come possiamo dialogare insieme? Che futuro ci attende?".
    L'attenzione a questo mondo da parte della Pav nasce "dall'esortazione di Papa Francesco a entrare nei territori della scienza e della tecnica - ricorda nella prefazione Maria Chiara Carrozza, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche - e a percorrerli con coraggio e discernimento, esprimendo la necessità di orientare queste conquiste al servizio dello sviluppo umano integrale, di rispettare la dignità di ogni persona e quella di tutto il creato, nella consapevolezza che questi progressi 'possono rendere possibile un mondo migliore se sono uniti al bene comune' - sottolinea Carrozza citando le parole del Papa - e non aumentano le disuguaglianze e le discriminazioni nella società". (ANSA).
   

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