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'Come i morti nel crollo del ponte', polemica su Schema43 Benetton

Famiglie delle vittime: 'siamo schifati'. La replica: 'i nomi delle newco per numeri progressivi'

Le parole sono pietre, scriveva Carlo Levi nel diario dei suoi viaggi in Sicilia. Ma può capitare che un numero diventi un macigno. Cifre che se usate possono lasciare un segno, l'ennesimo, per chi ha ferite che non si rimarginano. Come è successo ai familiari delle vittime del ponte Morandi quando hanno letto il nome della newco usata dai Benetton e il fondo Blackstone per lanciare l'opa su Atlantia.Il nome Schemaquarantatrè ha subito ricordato a Egle Possetti, presidente del Comitato ricordo vittime del ponte Morandi, il numero dei morti del 14 agosto 2018. Quarantatré donne, uomini e bambini precipitati dal viadotto a Genova.

"Quello che avete letto - ha sottolineato Possetti - è forse una barzelletta? In realtà non lo è. E infatti Schema 43 (come i nostri morti nel crollo del ponte Morandi, come il numero delle famiglie lasciate in ginocchio) è il nome della società che gestirà le quote societarie dei Benetton acquisite con i soldi degli italiani, sulla pelle delle nostre famiglie. Ci sono o ci fanno? Oppure "l'operazione dei 43" è stata redditizia? Siamo schifati, amareggiati, delusi, non resta altro da dire".

La scelta del nome della newco però non è casuale. Da Schemaventi fino a Schemaquarantadue Edizione, la Finanziaria della famiglia Benetton ha utilizzato spesso il termine Schema, con numeri progressivi, per definire i suoi veicoli finanziari operativi. Schemaventi fece l'acquisizione Sme nel 1994, Schemaventiquattro nel 2000 operò su Grandi Stazioni mentre a Schemaventotto si deve, sempre nel 2000, l'Opa Autostrade.

Schematrentatré controlla invece le partecipazioni finanziarie in Generali e Mediobanca; Schematrentaquattro controlla il 50,1 per cento di Autogrill. Schemaquarantadue infine è la holdco per l'Opa su Atlantia, il veicolo operativo che farà materialmente l'Opa sulla società.

"Possiamo capire la ratio nella gestione del nome dei veicoli finanziari operativi della famiglia Benetton. Ma un minimo di attenzione, di etica avrebbero dovuto usarla. Invece - continua la portavoce del Comitato - proprio su questa operazione ci è sembrato di gran cattivo gusto". Nei giorni scorsi Alessandro Benetton ha rilasciato un'intervista dicendo che dopo la tragedia del ponte Morandi "avremmo dovuto chiedere subito scusa", pur aggiungendo "anche se in realtà c'era solo un membro della famiglia all'interno di un consiglio di un'azienda in cui avevamo il 30 per cento". Un'uscita che i parenti delle vittime non hanno gradito. "Stanno cercando di rifarsi una verginità. Un errore il silenzio dopo il crollo, sì certo, ma ci sono errori più grandi. Il problema è che il passaggio di Aspi allo Stato costerà a tutti noi cittadini". (ANSA).
   

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