Ue al traguardo sul salario minimo, ecco cosa prevede la direttiva

Lunedì a Strasburgo round decisivo trattative, intesa a un passo

di Valentina Brini

La direttiva sul salario minimo è all'ultimo miglio e l'Europa vede all'orizzonte uno dei suoi traguardi sociali più importanti. A poco più di un anno e mezzo dal primo varo del testo da parte della Commissione europea, il via libera politico, d'intesa con il Parlamento Ue e gli Stati membri, è atteso a Strasburgo nella notte tra lunedì e martedì. Con l'Italia - tra gli unici sei Paesi in Ue che ancora non hanno una regolamentazione in materia - spettatrice interessata, stretta tra l'inflazione che corre schiacciando il potere d'acquisto e un nuovo scontro politico nella maggioranza di governo.

A mandare un messaggio chiaro a Roma è direttamente l'intestatario della misura, il commissario Ue al Lavoro Nicolas Schmit, che scandisce: il regime non sarà negativo per la creazione dei posti di lavoro e per l'occupazione. Anzi, "è stato dimostrato" il contrario, per esempio dalla Germania, che nei giorni scorsi ha tra l'altro rivisto la soglia minima al rialzo. Ma spetta poi "al governo e alle parti sociali in Italia dover decidere l'importanza di introdurre un salario minimo". Questo perché la direttiva - evidenziano all'unisono le tre istituzioni comunitarie prima di quello che con tutta probabilità sarà l'ultimo round di negoziati, al via lunedì alle 19 a margine della plenaria del Parlamento Ue - non fissa un salario minimo comune per tutti, né tantomeno un obbligo.

Punta invece a "a istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi" rispettando le diverse tradizioni di welfare dei Ventisette per garantire "un tenore di vita dignitoso", ridurre le disuguaglianze e mettere un freno ai contratti precari e pirata. L'intenzione è anche di "rafforzare il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva", la cui copertura sarà fissata in una soglia compresa tra il 70% e l'80%.

Ad oggi il 'minimum wage' non è stato istituito solo in sei Paesi: oltre all'Italia, mancano all'appello Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia. Con la resistenza dei nordici che si spiega nella loro volontà di preservare a tutti i costi l'autonomia delle parti sociali e il loro modello del mercato del lavoro, dove le ingerenze statali sono pressoché nulle. Nel resto d'Europa, stando agli ultimi dati Eurostat, il salario minimo viaggia tra i 332 euro mensili della Bulgaria e i 2257 euro del Lussemburgo. Tra i criteri suggeriti per stabilire salari minimi legali, l'Ue inserisce il livello generale di salari lordi, la loro distribuzione e il loro tasso di crescita, gli sviluppi sulla produttività del lavoro, e il potere d'acquisto. Tutti elementi più centrali che mai davanti all'inflazione record. "Non possiamo ignorare che molti lavoratori stanno soffrendo per il caro-vita", ha evidenziato Schmit, invitando a "un approccio equilibrato". Senza dimenticare che le tutele - salario minimo compreso - dovranno poi allargarsi ai rider e, più in generale, al drappello di lavoratori 'invisibili' della platform economy, da Uber a Deliveroo.

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