di Redazione ANSA

La politica di coesione al centro del piano europeo per la ripresa dalla crisi

La crisi causata dalla pandemia di Covid-19 ha stravolto i piani delle istituzioni europee, che prevedevano nel 2019 diversi mesi di duri negoziati sul bilancio 2021-2027 dell’Unione europea (detto anche Quadro finanziario pluriennale – Qfp). Lo strumento che definisce le risorse economiche che avrà a disposizione l’Unione nel prossimo settennato si è trasformato nel perno della strategia della Commissione europea per la ripresa, il ‘Recovery plan’. Per questo la presidente Ursula von der Leyen ha annunciato di voler rivedere la proposta di Qfp che la Commissione presentò nel maggio 2018, quando non era nemmeno lontanamente immaginabile una crisi come quella che stiamo attraversando.

Un nuovo Piano Marshall per l'Ue

President of European Commission Ursula von der Leyen holds a press conference

Il nuovo documento sarà svelato nelle prime settimane di maggio, ma molti degli elementi principali che lo comporranno sono già noti. Von der Leyen ha paragonato l’enorme quantità d’investimenti necessari al Piano Marshall varato dagli Stati Uniti dopo la seconda Guerra mondiale per aiutare l’Europa a riemergere dalle macerie. All’interno del Qfp prenderà vita un Fondo per la ripresa (Recovery fund), i cui dettagli sono però ancora da definire. Tuttavia, come dichiarato dalla stessa von der Leyen, è certo che la Commissione punterà su un aumento dai margini consentiti dal bilancio per fornire le garanzie necessarie a reperire nuove risorse sui mercati.

In particolare, la presidente ha parlato di un aumento del massimale delle risorse proprie del bilancio (quindi delle entrate) fino a “circa il 2%” del Reddito nazionale lordo Ue rispetto all’attuale 1,2%. Se il Qfp resterà fermo intorno all’1,1% del Rnl (circa mille miliardi), significherà poter fornire come garanzia agli investitori fino a 900 miliardi di risorse accantonate dagli Stati per trovare sul mercato gli investimenti necessari alla ripartenza dell’economia.

Una quota di queste risorse, probabilmente intorno ai 50 miliardi, potrebbe poi essere usata per fornire risorse aggiuntive agli attuali programmi 2014-20 della politica di coesione, che verrebbero prolungati di due anni. Questo garantirebbe ai Paesi più colpiti dalla pandemia come Italia e Spagna la massima flessibilità nell'affrontare l'emergenza coronavirus. E in parallelo, di avviare il nuovo settennato di programmazione 2021-27 per concentrarsi sugli investimenti strutturali a lungo termine, come l'ambiente e il digitale.


La prima proposta della Commissione europea

Jean-Claude Juncker attends a weekly college meeting in Brussels

Nel maggio 2018 la Commissione europea ha presentato la sua proposta per il nuovo bilancio pluriennale dell’Unione e, a cascata, le varie riforme dei regolamenti. Rispetto all’attuale 1,13% del Reddito nazionale lordo (Rnl) dell’Ue con 28 Stati membri, pari a 1.087 miliardi di euro, l’esecutivo ha messo sul tavolo la proposta di un budget equivalente all’1,11% del Rnl (1.135 miliardi in prezzi 2018). Una proposta definita “bilanciata e realistica” per fare i conti con la Brexit e le nuove sfide che dovrà affrontare l’Ue nel futuro. A questa si aggiunge poi un secondo progetto che riguarda l’aumento delle risorse proprie dell’Unione, che potrebbe così beneficiare di nuove entrate anche grazie a nuove tasse “ambientali” su plastica ed emissioni.

Districarsi fra i numeri non è semplice, visto che il quadro cambia a seconda di come vengono calcolate le cifre: in prezzi correnti (tenendo conto dell’inflazione), o in prezzi costanti, scegliendo quindi un anno di riferimento. Mantenendo quindi il criterio utilizzato dalla Commissione nello scegliere i prezzi 2018, al capitolo “Coesione e valori” andrebbero 391.974 milioni di euro, 330.642 dei quali direttamente alla politica di coesione, suddivisi fra il Fondo di sviluppo regionale, quello sociale, e il Fondo di coesione (qui spieghiamo le differenze fra questi tre fondi). All'Italia andrebbero 35,56 miliardi e sarebbe uno dei pochi Paesi dell'Ue ad aumentare la sua dotazione rispetto al settennato in corso (+2,3 miliardi, prezzi 2018) insieme a Bulgaria, Romania, Grecia, Finlandia, Spagna e Cipro. 
Per la politica di coesione l’esecutivo ha quindi proposto un taglio di circa il 10% delle dotazioni rispetto all’attuale settennato.

 


La risposta del Parlamento europeo e il blocco degli Stati

Lettera commissione europea messaggio europa

L’obiettivo principale della Commissione europea era quello di arrivare alla conclusione dei negoziati sulla portata del bilancio post 2020 entro le elezioni europee di maggio 2019. Lo scopo era duplice: evitare ritardi che potressero avere ripercussioni sull’avvio dei programmi operativi relativi ai fondi strutturali, e soprattutto scongiurare il pericolo di dover ricominciare da capo i negoziati una volta insediatasi una maggioranza parlamentare diversa da quella attuale, con una forte componente sovranista.

L'obiettivo non è stato raggiunto, ed ora è a rischio persino il fatto di trovare un'intesa entro il 31 dicembre 2020.
L’aula di Strasburgo ha approvando già a novembre 2018 la sua posizione negoziale. Questa prevede un aumento del 16.7% rispetto a quanto messo sul tavolo dall’esecutivo nel capitolo “Coesione e valori”, toccando quota 457.540 milioni. A livello dei tre fondi strutturali, tale aumento aumento si ripercuote in particolare sul Fondo sociale+, per il quale il Parlamento chiede +11% di risorse, mentre la Commissione vorrebbe un -7%.

La volontà di arrivare a una decisione in tempi brevi si è però scontrata con il freno a mano tirato dagli Stati membri dell’Unione. Nemmeno un Consiglio europeo fiume convocato dal presidente Charles Michel nel febbraio scorso è servito a trovare un accordo. Il pacchetto messo sul tavolo da Michel si è scontrato con il blocco dei Paesi cosiddetti 'frugali' (Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia), che non vogliono sentir parlare di un bilancio superiore all'1% del Rnl europeo. 

La crisi provocata dal coronavirus potrebbe aver convinto anche i governi più refrattari a dotare il Qfp delle risorse necessarie per far ripartire l'economia europea. Tutto dipenderà dalla proposta che sarà in grado di mettere sul tavolo la Commissione.