Le Gallerie dell'Accademia e l'inaspettato 'museo nel museo'

Aperte nuove sale dedicate a pittura veneziana del '600 e '700

di Roberto Nardi VENEZIA

VENEZIA - Lungo la parete a destra si snoda "Castigo dei serpenti" di Giambattista Tiepolo, la monumentale opera lunga più di 13 metri realizzata nel 1732-34 e riportata alla luce dopo un lungo restauro nei laboratori della Misericordia, ma nell'altra sala c'è la splendida "Deposizione di Cristo dalla Croce" (1665) dipinta dal napoletano Luca Giordano per la chiesa veneziana di Santa Maria del Pianto, dove rimase fino al 1810 prima di entrare nel patrimonio delle Gallerie dell'Accademia. Ma ancora, freschi di restauro, si offrono al pubblico i lavori di Gianantonio Guardi, del Padovanino o di una pittrice anticonformista come Giulia Lama, con "Giuditta e Olofante" (1725-30). E' una sorta di "museo nel museo", "le Gallerie che non ti aspetti" - come recita il titolo della presentazione - l'inedito percorso espositivo dedicato alla pittura a Venezia e nel Veneto nel Seicento e Settecento aperto dal 31 agosto alle Gallerie dell'Accademia, con l'allestimento dei saloni Selva-Lazzari a pianoterra. All'apertura sono intervenuti, tra gli altri, il ministro della Cultura Dario Franceschini e il presidente del Veneto Luca Zaia.

Attraverso 63 opere, in buona parte mai esposte, le Gallerie offrono un'immagine inaspettata, di una Venezia (e di una regione) che nel campo dell'arte hanno saputo andare oltre i fasti del Rinascimento, di Giorgione, Carpaccio, Tiziano o Tintoretto, traendo forza dall'arrivo in laguna di "foresti", come Giordano, Pietro da Cortona (Daniele nella fossa dei leoni) o del fiorentino d'origine Sebastiano Mazzoni, con "Strage degli Innocenti", opera appena acquisita dallo Stato.

Se la rinnovata sala 5 guarda al Seicento, la sala 6 è un tripudio della variegata produzione veneziana nel secolo dei Lumi, a lato dei più noti vedutisti. Alle scene bibliche, al gigantesco Tiepolo, si affiancano così espressioni alte del paesaggio o le piccole ma sorprendenti scenette di interni di Pietro Longhi. Il direttore Giulio Manieri Elia, parlando di una "giornata straordinaria", ha evidenziato lo stretto rapporto che lega le Gallerie dell'Accademia e la città lagunare, ricordando che "è il museo di Venezia dove c'è tutta la storia della scuola pittorica locale e veneta dal Duecento all'Ottocento". Un particolare non da poco, un richiamo colto da molti visto che nell'anno più duro della pandemia è sensibilmente aumenta la presenza di visitatori "locali". Nel corso dell' inaugurazione di questo nuovo passo nel percorso di recupero e riallestimento delle Gallerie dell'Accademia che dovrebbe concludersi nel 2022 con gli interventi nelle sale del primo piano - grazie a un fattivo rapporto pubblico-privato - è stato ricordato il sostegno di Venetian Heritage (oltre mezzo milione di euro), e i finanziamenti per i restauri delle opere da parte di Intesa Sanpaolo, di Borsa Italiana oltre che del Ministero della Cultura, del nuovo sistema di illuminazione offerto da iGuzzini. Elementi che hanno portato Franceschini a ricordare il concetto della sfida per la " ripartenza" che l'Italia sta portando avanti in "sicurezza" dopo il periodo più difficile della pandemia.

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