Da Kandinskij a Chagall sacro e bellezza

A Vicenza 19 icone antiche a confronto con opere di '800 e '900

Marzia Apice VICENZA

 VICENZA  

Il mondo di astrazioni con cui Kandinskij sperimentava l'invisibile; il figurativismo essenziale di Gončarova, per rivelare la profonda ricchezza dei popoli russi; e poi le suggestioni mistiche di Chagall e gli spazi del 'niente', privi di ogni figurativismo, di Malevič: è il continuo riferimento alla secolare tradizione delle icone e alle tematiche del sacro che ispirarono molti grandi artisti dell'Avanguardia russa dalla fine dell'800 in poi il filo conduttore della mostra "Kandinskij, Gončarova, Chagall. Sacro e bellezza nell'arte russa", allestita dal 5 ottobre presso Gallerie d'Italia - Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza.

Da Kandinskij a Chagall, mostra tra sacro e bellezza



In programma fino al 26 gennaio e curata da Silvia Burini, Giuseppe Barbieri e Alessia Cavallaro, l'esposizione presenta al pubblico l'affascinante confronto tra una selezione di 19 icone russe, tutte appartenenti alla collezione Intesa Sanpaolo, e una sceltissima sequenza di 45 opere, molte delle quali mai viste in Italia, realizzate tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo, provenienti per la maggior parte dal più importante museo di arte russa di Mosca, la Galleria Tret'jakov, e inoltre dai musei di Yaroslav, Astrakhan, dal MMOMA e dal Museo dello Spettacolo Bakhrushin di Mosca, nonché dal Musée National Marc Chagall di Nizza e dal Museum of Modern Art Costakis Collection di Salonicco.
Partendo dall'interesse di alcuni protagonisti dell'Art Nouveau di fine '800 - come Ivanov, Vrubel', Vasnecov, Nesterov - che fecero ricorso a soggetti sacri, cristiani e pagani, la mostra indaga soprattutto quanto la spiritualità delle icone antiche e i loro modelli formali - la bidimensionalità e l'antinaturalismo, le figure ieratiche e rigide - siano stati in grado di influenzare gli artisti avanguardisti del secondo decennio del XX secolo, come appunto Kandinskij, Chagall, Gončarova o Malevič, desiderosi di superare nei dipinti l'idea di una pittura intesa come illusoria rappresentazione del visibile. L'esposizione celebra i vent'anni di attività della sede museale vicentina proprio attraverso la valorizzazione della raccolta di icone russe, una delle principali in Occidente, in essa custodita: un appuntamento importante che, come afferma Giovanni Bazoli, Presidente emerito di Intesa Sanpaolo, "grazie a prestiti eccezionali dalla Galleria Tret'jakov di Mosca e da altri musei internazionali, documenta come l'arte moderna russa abbia attinto linfa vitale dalla spiritualità degli antichi modelli iconografici. Le Gallerie d'Italia di Intesa Sanpaolo a Vicenza, in occasione del ventesimo compleanno, riaffermano la loro vocazione ad essere un luogo di incontro fra Oriente e Occidente europeo, che porti anche a riconoscere la fecondità delle comuni radici cristiane". A corredo dell'esposizione anche numerose iniziative rivolte ad appassionati d'arte, scuole e famiglie: un corso di storia dell'arte russa, una rassegna cinematografica, incontri, appuntamenti di musica e danza.

 

Giovanni Bazoli, icone russe ispirarono grandi artisti '800-900
"Impegno per cultura fa parte del nuovo modo di concepire banca"

"Credo che questo accostamento, che può apparire audace, abbia in realtà una giustificazione storica e culturale indiscutibile", così Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, racconta la genesi della mostra "Kandinskij, Goncarova, Chagall. Sacro e bellezza nell'arte russa", allestita presso Gallerie d'Italia - Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza.
"Se c'è stato un momento in cui l'attenzione all'iconografia russa è venuta meno è stato l'Ottocento, ma dall'inizio del Novecento c'è stata una forte tensione del mondo artistico all'esperienza dell'icona che hanno ispirato alcuni grandi artisti che hanno contribuito a rinnovare l'arte a inizio Novecento - continua Bazoli. Mostrare le ragioni di questo collegamento è un'impresa non facile ma che questa esibizione intende affrontare, sottolineando il rapporto tra l'esperienza delle icone russe e la nascita di una grande svolta nel mondo dell'arte contemporanea".
Bazoli ricorda con emozione di essere stato a Palazzo Leoni Montanari 20 anni fa, quando fu inaugurato l'avvio della vita nuova di quella dimora storica, adibita dall'allora il Banco Ambrosiano Veneto a sede museale, e lo è tuttora, sotto la gestione di Intesa Sanpaolo.
"Abbiamo puntato 20 anni fa su una collezione di icone russe di importanza straordinaria, rappresentative delle diverse scuole e delle diverse epoche, dal Duecento fino all'Ottocento.
Ho avuto la soddisfazione di vedere l'impegno della banca non solo sul campo economico, ma anche su quello sociale e culturale - conclude -. E' un compito che tutte le grandi banche dovrebbero sostenere. Siamo convinti che gli istituti di credito abbiano un compito speciale rispetto alle altre imprese, che è quello di far crescere le società e i territori in cui operano, la crescita economica è inscindibile dal quella culturale e sociale. Fa parte del nuovo modo di concepire la banca"

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