Al confino a Ustica, testimonianze antifasciste

Tra il 1926 e il 1927 nella piccola isola vennero confinati molti esponenti della sinistra italiana, da Gramsci a Bordiga. La testimonianza del loro passaggio in una mostra a Palermo

Redazione ANSA PALERMO

Il confino a Ustica di tanti esponenti storici della sinistra italiana, da Antonio Gramsci a Amadeo Bordiga, diede vita negli anni Venti del Novecento a un originale laboratorio politico antifascista. Quella storia e le testimonianze di quell'esperienza sono raccontate in una mostra di Vito Ailara e Massimo Caserta aperta a Palermo fino al 14 dicembre all'Istituto Gramsci siciliano (Cantieri culturali alla Zisa).

Attraverso 54 foto, documenti inediti provenienti da archivi pubblici e privati, memorie personali vengono ripercorsi i primi mesi di applicazione della legge istitutiva del confino di polizia nella piccola isola, tra il 1926 e il 1927. La misura doveva paralizzare, nelle intenzioni del regime fascista, l'opposizione mettendo fuori gioco intellettuali e dirigenti politici. Il tentativo di emarginazione diventò invece occasione di incontro, discussione e confronto tra un gran numero di antifascisti di varia formazione politica. La convivenza forzata fra uomini di cultura, idee politiche, religioni diverse, che entrarono in contatto anche con i libici impegnati nella resistenza all'occupazione fascista, pose le basi della grande alleanza antifascista e contribuì alla crescita dello spirito democratico nel Paese. Gramsci e Amadeo Bordiga, tra i primi a giungere sull'isola, impostarono un piano per svuotare l'istituto del confino e diedero vita ad attività solidaristiche autogestite che impegnarono la maggior parte dei confinati: la scuola, le mense, la biblioteca, lo spaccio, l'assistenza ai malati, lo sport.

I confinati adottarono il motto di Ovidio "Immotus nec iners" (Fermo ma non inerte) riportandolo sulla parete della terrazza della casa abitata da Bordiga, Gramsci e da altri confinati. Lo spirito e le esperienze di quel microcosmo politico e culturale viene rivelato, oltre che dai documenti, dalle testimonianze dei confinati, tra cui Mario Angeloni, Roberto Bencivenga, Gino Bibbi, Riccardo Bauer, Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci, Fabrizio Maffi, Giuseppe Massarenti, Alfredo Misuri, Ferruccio Parri, Giuseppe Romita, Carlo e Nello Rosselli, Giuseppe Scalarini, Ernesto Schiavello.

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