Fai: nelle Marche tra i Luoghi del Cuore anche siti alluvionati

A Pergola e Senigallia, gli altri a Urbino e S.Benedetto Tronto

Redazione ANSA ANCONA

(ANSA) - ANCONA, 07 NOV - La Pieve di Santo Stefano di Gaifa e Torre Brombolona a Canavaccio, frazione di Urbino; la torre sul Porto Sentina a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno); la chiesa di Santa Maria delle Tinte a Pergola (Pesaro Urbino); l'oasi naturalistica di San Gaudenzio a Senigallia (Ancona); villa e parco Cerboni Rambelli, San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) sono al momento le località più votate per il grande censimento del Fai "I Luoghi del cuore" con oltre 37mila siti votati: si può votare sino al 15 dicembre. Nelle Marche sono entrate in classifica anche località colpite dall'alluvione del 15 settembre scorso. Come la chiesa di Santa Maria delle Tinte a Pergola, un piccolo gioiello che colpisce per il forte contrasto tra esterno, in mattoni rossi, e interno in stucco e gesso bianco cangiante. Costruita per volontà della Corporazione dei Tintori e Lanaioli e conclusa nel 1787, la chiesa è arricchita al suo interno dalle statue in stucco bianco delle Virtù Teologali e dei Profeti David e Samuele. L'alluvione del 15 settembre, con l'esondazione del vicino fiume Cesano, ha danneggiato la chiesa, in particolare gli stucchi e le panche.
    Molti cittadini si sono subito attivati per tentare di ripulire l'edificio dalla fanghiglia, ma servono urgentemente lavori di recupero dei gessi e restauro delle panche. Chi promuove la raccolta voti per questo luogo ha come obiettivo il recupero di questa piccola perla marchigiana. Altro luogo colpito dall'alluvione è Senigallia, dove si trova, a solo 4 km di distanza, un'oasi naturalistica di 32 ettari istituita nel 2005 per salvaguardare la biodiversità floristica, vegetazionale e faunistica dei diversi habitat che la caratterizzano: un'area palustre con due laghetti, boschi e oliveti. La località deve il nome alla presenza del sarcofago di San Gaudenzio, oggetto di venerazione da parte di Teodolinda, regina dei Longobardi, che nel tardo Cinquecento vi fece costruire una chiesa e un monastero benedettino. L'area è attualmente recintata e non visitabile; versa in condizioni di degrado anche l'edificio della fornace, l'unico esempio di archeologica industriale sopravvissuto a Senigallia, presente già nel Settecento e poi utilizzata, a partire dal 1885, dalla Società Italiana Cementi.
    Grazie al censimento "I Luoghi del Cuore" si è costituito il comitato "Apriamo l'oasi naturalistica di San Gaudenzio" composto dai rappresentati di diverse associazioni ambientaliste e dai volontari Fai di Senigallia: l'obiettivo è rilanciare l'interesse sull'area e di restituirla agli abitanti per usi didattici, ricreativi e sportivi. La Pieve di Santo Stefano di Gaifa si trova nella frazione Canavaccio di Urbino. E' attestata dal XIII secolo, ma fu ricostruita nel Seicento e consacrata nel 1727. La sua origine si lega al Monastero benedettino di Sant'Angelo (VIII-X secolo) che si trovava sull'altra riva del fiume Metauro. Sul portale della pieve c'è un'iscrizione che, con l'effigie del santo titolare, la dichiara matrice dei castelli di Primicilio e Gaifa in quanto sede del fonte battesimale. La parola "Gaifa", che denomina l'abbazia, la pieve e il castello, deriva da Waifa, termine longobardo che significa "terreno che non appartiene ad alcuno". La Torre Brombolona, alta 15 metri, del XIII secolo, si erge sulla sommità di un poggio che domina la Val Metauro e oggi versa in condizioni di totale abbandono. L'insolita denominazione deriva dai "bromboli" (ghiaccioli) che si formavano, nei mesi invernali, sulla leggendaria campana contesa tra i castelli di Primicilio e Gaifa. Già molto votati al censimento del FAI 2020, in questa edizione è nuovamente attiva una raccolta voti per rendere più conosciuti questi luoghi. Sono infine a San Benedetto del Tronto altri due siti entrati nella classifica dei Luoghi del Cuore. All'interno della Riserva Naturale Regionale Sentina, a nord della foce del fiume Tronto, si trova un affascinante edificio abbandonato: la "Torre su Porto". Fu costruita in forma ottagonale nella prima metà del Cinquecento.
    In quell'epoca, con l'intensificarsi degli scambi commerciali, il porto necessitava di essere difeso dalle incursioni piratesche e dal diffondersi delle epidemie. Nel 1673, per cautelare il territorio ascolano dall'arrivo di merci straniere contaminate dalla peste, fu costruita una nuova struttura rettangolare, detta "Casone", che ingloba la precedente.
    Entrambe si presentano con una muratura in laterizio interrotta da una semplice cornice marcapiano. In seguito l'edificio divenne dimora di famiglie di mezzadri: è noto localmente come "casa di Olivo", dal nome del suo ultimo abitante. Nel 2011 e 2012 sono stati intrapresi interventi di restauro conservativo delle parti esterne. Era prevista la realizzazione di un'aula didattica, di una terrazza panoramica e di un info-point, ma il cantiere è bloccato da anni. Il luogo ha già ricevuto oltre 2.500 voti al censimento "I Luoghi del Cuore" nel 2020, ma ciò non è bastato alla ripresa dei lavori. Per questa ragione la raccolta voti continua spontanea e vigorosa anche nell'edizione 2022. Sempre a san Benedetto c'ci sono villa e parco Cerboni Rambelli. Costruita intorno al 1870 dal medico Angelo Cerboni e circondata da un parco di 11.600 metri quadrati, Villa Rambelli è un esempio di architettura signorile del XIX secolo. Dal 2001, grazie al lascito testamentario del suo ultimo proprietario Paolo Rambelli, è proprietà del Comune di San Benedetto del Tronto. Grazie a un progetto speciale, il parco ha cominciato a essere utilizzato come spazio distensivo e terapeutico per il vicino ospedale, ma necessita di interventi di recupero, così come la villa, oggi inagibile. Dopo l'ottimo risultato ottenuto in occasione del censimento "I Luoghi del Cuore" 2020, il comitato "Amici della Villa e Parco Cerboni Rambelli" promuove nuovamente la raccolta voti con l'obiettivo di intervenire per la valorizzazione del parco e della villa e migliorarne la fruizione degli spazi. Ma sono oltre 1.400 i luoghi nelle Marche che aspettano il voto dei cittadini per non essere dimenticati.
    (ANSA).
   

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