L'arte e il fascino dell'oro dal '300 ad oggi

Dal 22 novembre a Milano a Palazzo Cicogna

Redazione ANSA ROMA

 PALAZZO CICOGNA (MILANO) - Opere antiche del XIV e XV secolo, da Giotto al Gotico internazionale, a confronto con i lavori di grandi artisti italiani degli ultimi 50 anni, da Lucio Fontana a Paolo Londero e Maurizio Bottoni: nasce con l'intenzione di tracciare una traiettoria diacronica sull'uso (e contestualmente sul significato) dell'oro nelle arti figurative, la mostra Oro, 1320-2020, dai Maestri del '300 ai contemporanei, che si apre a Milano dal 22 novembre al 31 gennaio 2020 nelle sale di Palazzo Cicogna.
    Organizzata da Matteo Salomon, dell'omonima galleria milanese, la rassegna punta anche a cercare, in due momenti distanti della storia, i segni tangibili di un'unica tradizione , che emerge con forza soprattutto grazie al recupero, da parte di autori moderni, di tecniche e procedimenti usati nei secoli scorsi.
    Anche per questo, spiegano gli organizzatori, tutte le opere antiche esposte, dalle tavole del giottesco Giovanni Gaddi a quelle di Antonio Veneziano o dell'anonimo pittore noto come il Maestro dell'Incoronazione della Christ Church Gallery di Oxford, sono la rappresentazione tangibile dell'ideale di bottega pittorica descritto in un libro cult della storia dell'arte, il Libro dell'arte di Cennino Cennini, un trattato di 178 capitoli nel quale l'artista parla organicamente del funzionamento della bottega di un pittore.

Ma la lettura di Cennini, e in generale lo studio delle tecniche usate dagli antichi maestri, è fondamentale anche in alcuni aspetti dell'arte di Lucio Fontana (di cui viene esposto un Concetto spaziale in oro del 1960) e soprattutto di Paolo Londero (Milano 1969) e Maurizio Bottoni (Milano 1950).
    Nelle sculture di Londero si assiste ad una continua dialettica di corpi e sostanze. La sua gallina dalle uova d'oro punta ad un ribaltamento ironico del senso di fiaba: nella sua opera ad essere d'oro è la gallina stessa e il pulcino che schiude un uovo di lacca bianca, segno che la preziosità è nella vita e non nel guscio. Una riflessione sulla specificità intrinsica e simbolica dei materiali che si ripete nella Verza d'oro.
    Ancora più significativa l'esperienza di Bottoni, pittore lombardo attivo da oltre 40 anni, è uno dei più fieri portavoce del recupero delle tecniche della tradizione preindustriale, dalla preparazione delle tavole e delle tele a quella dei colori (sua in mostra è una tavola dallo spirito surrealista ("Oggi riposo" con uno scheletro adagiato in un fondo oro) digressione un po' ammirata un po' divertita sul tema della Vanitas.

In opposizione al proliferare di autori e correnti dell'arte ormai svincolati dal quel lavoro manuale che l'arte necessariamente implicava fino a pochi decenni fa, Bottoni, come Annibale Carracci quattro secoli fa, pare convinto che "i pittori abbiano a parlar con le mani" e che l'incanto della creazione non sia dunque mai riproponibile con mezzi tecnologici e multimediali.
   

 RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA