Tato, il futurista che inventò l'aeropittura

La Camera dei Deputati apre Palazzo Valdina alle sue opere

Luciano Fioramonti ROMA

PALAZZO VALDINA (ROMA) -

L' artista bolognese Guglielmo Sansoni aveva appena 23 anni, nel 1919, quando conobbe Filippo Tommaso Marinetti, il vulcanico fondatore del Futurismo. Fu un incontro tanto desiderato che gli cambiò non solo la vita ma anche il connotato anagrafico più importante. Soltanto pochi mesi dopo il giovane pittore celebrò in modo plateale, con tanto di necrologio sul giornale, il proprio funerale seppellendo metaforicamente la sua vecchia identità per rinascere con il nome di Tato.

Una firma legata a doppio filo agli anni gloriosi dell' aeropittura, che proprio lui contribuì a fondare e a far decollare negli anni Trenta in modo prepotente ponendola tra i filoni di maggior fascino dell' avanguardia. Per ricordare i cento anni di quella circostanza cruciale per il destino artistico di Tato la Camera dei Deputati ha aperto le porte di Palazzo Valdina con la mostra che fino al 6 dicembre riunisce una trentina di opere in cui protagonista è l' aereo, il mezzo meccanico che più di altri riassumeva i concetti di dinamismo, energia e velocità cantati dal Futurismo. I quadri - una trentina tra oli su tela, tempere su carta, dipinti su ceramica provenienti da collezioni privati e scelti dal curatore Salvatore Ventura con il coordinamento di Cornelia Bujin - sono la celebrazione del nuovo modo di osservare la realtà, dall' alto, seguendo le evoluzioni di velivoli militari, offrendo all' osservatore lo stesso punto di vista dell' aviatore, restituendo distorte e ricurve le forme della natura, del paesaggio e degli edifici delle città.
  

  Tato (Bologna 1896 - Roma 1974), fu tra i firmatari nel 1931 con Mino Somenzi, Gerardo Dottori, Fillia , Marinetti e altri del Manifesto dell' Aeropittura. Spetta a lui, però, il merito di aver organizzato in quello stesso anno la prima mostra di opere aeropittoriche alla Camera degli Artisti di Piazza di Spagna, che vantò anche le firme di Balla, Benedetta, Oriani, Diulgheroff, Prampolini.

Nei suoi dipinti Tato riversò la grande passione per il volo, alimentata dai viaggi in Europa, Africa, in America, e dalla ammirazione per Italo Balbo e le sue transvolate oceaniche. "Il viaggio di Tato - osserva Ventura - è stato un concentrato degli splendori e delle contraddizioni del secolo scorso. L' artista si è avventato sull' arte come spinto da un' energia vitale che lo dominava e lo forzava a violare le convenzioni. La sua aeropittura è un paesaggio che ha colori di festa e di ironia, è una realtà vera e trasfigurata al tempo stesso".

La produzione di Tato va letta "a tutto campo", risultato di una attività poliedrica che per circa 60 anni lo ha visto pittore, scultore, scrittore, saggista, ceramista, fotografo, scenografo. Fra i dipinti in mostra,"Sorvolando in spirale il Colosseo (Spiralata)", del 1930, esposto al Guggenheim Museum di New York nel 2014 in occasione della grande mostra Italian Futurism, 1909-1944: Reconstructing the Universe; e lavori dai titoli eloquenti, "Aeroplani+Metropoli" "Avvitamento", "Volo notturno", "Il dirigibile Italia al polo Nord" 1928, "Alba futurista". Due, in particolare, colpiscono: il "Paesaggio aereo (Scivolamento d' ala)", del 1930 in cui il grande monumento al Milite Ignoto di Piazza Venezia visto dall' alto si staglia tra i tratti di un bianco che attraversa la tela illuminando la scena, e la "Veduta aerea del Golfo della Spezia", del 1932, con la sagoma dell' aereo che ha le stesse tonalità dei campi e dei prati sottostanti fino a svanire e a confondersi con il paesaggio. 

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