06 marzo, 12:12 Foto

Ruth Orkin e la turista americana tra i 'maschi' d'Italia

A Bassano del Grappa prima mostra sulla grande fotografa

BASSANO DEL GRAPPA - C' è una storia da raccontare sul celeberrimo bianco e nero della giovane turista americana che cammina su un marciapiede del centro di Firenze tra gli sguardi e gli ammiccamenti di maschi giovani e adulti, lo scatto più celebre di Ruth Orkin, alla quale Bassano Del Grappa sta dedicando fino al 2 maggio la prima retrospettiva italiana. La mostra curata da Anne Morin che racconta questa leggenda della fotografia arriva dopo le tappe di New York e Toronto e proseguirà in Spagna e Portogallo. ''American girl in Italy'', diventata l' immagine del poster tra i più venduti al mondo ma anche bersaglio delle critiche femministe, venne realizzata il 2 agosto del 1951 in piazza della Repubblica e non nacque per caso. Orkin, che all' epoca aveva 29 anni e sognava di farsi strada nel fotogiornalismo, non ha mai nascosto che quello scatto fu spontaneo solo in parte precisando di essersi limitata a intervenire su aspetti minori della scena. A Firenze aveva incontrato Ninalee "Jinx" Allen Craig, una studentessa americana che diventò la sua modella per una serie intitolata originariamente 'Non aver paura di viaggiare da sola'', diario della loro esperienza di donne in viaggio in Europa negli anni Cinquanta. Dopo ore di incontri, si misero all' opera nelle strade affollate all' ora di pranzo e la ragazza venne ritratta mentre faceva acquisti, attraversata la strada nel traffico o al bar. Per caso si imbatterono in quel gruppo di uomini. ''Mi misi lo scialle intorno al corpo - raccontò Jinx - era la mia protezione, il mio scudo… Camminavo attraverso un mare di uomini''. In seguito disse poi che quegli attimi la divertirono. '' 'La foto non ritraeva paura perchè erano altri tempi. Erano italiani e io amo gli italiani''. Tempo dopo ammise di aver parlato solo con i due uomini sul motorino: ''Ho urlato loro di dire agli altri che non guardassero la macchina fotografica''. Orkin le chiese di passare di nuovo e fu così che colse la celebre immagine. Bastarono due soli scatti.
    La foto venne pubblicata sulla rivista Cosmopolitan nel settembre 1952. La ragazza vide per la prima volta la sua immagine su un enorme display arrivando a Gran Central Station di New York. In seguito sposò un conte veneziano e ha vissuto 13 anni in Italia tornando infine a Toronto, dove è morta nel 2018 a 90 anni. Orkin, invece, subito dopo sposò il fotografo e regista Morris Engel. Insieme diressero il lungometraggio ''Little fugitive', che ebbe una nomination all' Oscar nel 1953 e fu premiato con il Leone d'Argento al Festival di Venezia in quello stesso anno. La fotografa continuò la sua carriera collaborando con riviste prestigiose, Life, Look, Esquire e divenne famosa per i ritratti di attori, musicisti e personaggi dello spettacolo, da Marlon Brando a Montgomery Clift, Humphrey Bogart e Leonard Bernstein.
    Il cinema marcò profondamente la carriera fotografica di Ruth Orkin (1921-1985). Avrebbe voluto fare la regista ma fu costretta a rinunciare perché quel ruolo era precluso alle donne. L' immagine in movimento l' aveva sempre attratta. Del resto conosceva quel mondo molto bene. Era cresciuta a Hollywood all' ombra della madre Mary Ruby, attrice di film muti. Le regalarono la prima fotografica a dieci anni e nel 1939 viaggiò in bici da Los Angeles a New York per visitare l' Expo immortalando persone e luoghi. Nella Grande Mela si stabilì nel 1943 dopo aver abbandonato il sogno della regia e cominciò a ritrarre personaggi famosi per le grandi riviste. Nel 1951 Life la spedì in Israele per un reportage al ritorno del quale Ruth Orkin fece tappa a Firenze dove trovò lo scatto della vita. L' amore per il cinema, ricorda la curatrice della mostra, la portò a inventare un linguaggio che fosse il punto di incontro tra la macchina da presa e la fotografia e ''induce una corrispondenza tra queste due temporalità non parallele''. Nelle sue immagini, spiega Anne Morin, ''c'è un 'effetto film', un 'effetto durata'…Ruth Orkin usa la macchina fotografica per filmare, trasmettendo una sensazione di sobbalzo, di scansione, di frammentazione e affidandosi allo spettatore per riprodurre il movimento''. Ad affascinarla erano gli intervalli di tempo, lo spazio tra un momento e l' altro. Una delle sue ultime serie - ''Un mondo fuori dalla mia finestra'', pubblicata nel 1978 - è dedicata a ciò che vedeva dalla sua casa su Central Park, la stessa inquadratura in diverse stagioni con gli alberi che cambiano fisionomia e colori, documentando lo scorrere del tempo con una sequenza dal ritmo cinematografico. ''Forse - osserva Morin - tutta la sua opera consiste proprio in questi intervalli, che fanno emergere una atemporalità nascosta nell' ombra. La realtà, dunque, inseguita per tutta la vita giace nelle ellissi di tempo, e non dietro le apparenze''. (ANSA).
   

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